Bologna, 26 febbraio 2017 – Ci sono favole che vorremmo non avessero mai fine. Ma anche se finiscono, ci lasciano dentro qualcosa di bello e suggestivo. E’ il caso della partita che si è consumata al PalaYuri di San Lazzaro tra Bologna United e Città Sant’Angelo. Sulla carta una partita come tutte le altre, ultimo turno della stagione regolare del girone B del campionato di A1 di pallamano. Sulla carta, perché in realtà la partita, grazie a Beppe Tedesco, il coach, si è trasformata in una celebrazione. Nella passerella, nella vetrina del più grande campione che abbia mai giocato a Bologna (nella pallamano, s’intende). Marcello Montalto, 41 anni a luglio, ha detto basta.

Marcello – più di 500 partite a Bologna con oltre 2mila gol, nessuno come lui – in realtà non aveva mai giocato in questa stagione. La pallamano è uno sport povero: comporta sacrifici da professionisti ma non viene remunerata adeguatamente. E allora bisogna lavorare. L’attuale impiego di Marcello non gli ha permesso di lavorare sul suo fisico straordinario e, d’accordo con Tedesco, da sempre il suo coach, s’è messo da parte.

L’addio di un grande campione non poteva passare inosservato. E così il Bologna United, che ha sempre coccolato i proprio talenti, ha deciso di ritirargli la maglia. Di consegnargli alcuni riconoscimenti. Di fermare il tempo per dire grazie a Marcello e dirgli grazie.

Accompagnato dai figli Giacomo e Miabelle, Marcello è apparso emozionato. Frastornato, Lui che per vent’anni, con le sue fucilate dagli 8-9 metri, ha scritto le pagine più belle del Bologna United. Gli è mancato lo scudetto, certo, ma due finali tricolori e una semifinale di coppa internazionale – mai una formazione italiana così in alto – sono comunque qualcosa che ricorderemo a lungo. E ricorderemo a lungo la zazzera rossa di Marcello, la barba (negli ultimi tempi) e quei balzi che gli erano valsi il soprannome di “Air”. Qualcosa che Marcello ha voluto immortalare anche nel suo indirizzo di posta elettronica. Un grande, un grandissimo. Era giusto che almeno il suo mondo gli tributasse un bell’omaggio. “Nessuno come lui”, dice Gianni Racalbuto, per anni vice di Beppe Tedesco sulla panchina dell’United e grande conoscitore di pallamano (alla quale ha dato anche un figlio, Gianmaria, che gioca proprio con i colori rossoblù).

La speranza invece è che magari qualcuno della straordinaria covata del 1998 (potrebbero essere dei figli di Marcello) lo imiti. E porti a Bologna quello scudetto che finora è sempre rimasto una chimera. Se un giorno dovesse arrivare il titolo, in prima fila, ne siamo sicuri, ci sarà proprio lui, Marcello Montalto. Perché seppur nato a Charleroi da genitori siciliani, Marcello ha eletto da sempre Bologna come la città dei suoi sogni.

Grazie, Marcello. Grazie per le emozioni che ci hai regalato in vent’anni di carriera straordinaria.