Bologna, 3 giugno 2013 - Belinelli, iniziate le vacanze?
«Sto ancora contando i lividi che mi hanno lasciato le battaglie con Brooklyn e Heat. Battute a parte, sono in vacanza. Sono stato a Miami, dopo l’elimininazione nei playoff e ora sono a casa».
A Miami? Cosa le hanno detto?
«Non mi aspettavo tanto calore. Mi hanno riconosciuto e, in tanti, mi hanno detto: perché non vieni a giocare qui in Florida?».
E lei?
«Sono free agent. La mia posizione sarà discussa a luglio».
Torniamo ai playoff.
«Volentieri».
La multa per il gesto (le braccia a mimare le dimensioni degli attributi, ndr) contro i Nets?
«Mai pagato 15mila dollari di multa così volentieri. Molti hanno riso perché l’hanno visto come un’esternazione simpatica. Era un gesto liberatorio: non volevo offendere nessuno. Solo far vedere che ho carattere».
Ricorda? Lei era Belinelli, lo specialista e basta. Qualcuno avrà dovuto ricredersi.
«Penso di essere cresciuto. Ho lavorato sodo, prima del campionato. Anche con Marco Sanguettoli, che mi conosce da quando ero un bimbo. Abbiamo lavorato sull’uso della mano sinistra, la più debole. Sulle letture. Posso fare più cose».
Anche in difesa.
«Se a Chicago non difendi non giochi. L’ho capito sulla mia pelle. All’inizio ho fatto fatica, non per cattiva volontà, ma perché il sistema difensivo comportava tante situazioni. Ho passato tante serate davanti al video».
Per vedere qualche film?
«Magari. Per capire i miei errori. E per cercare di correggerli. Poi durante l’anno Sanguettoli ha continuato a mandarmi sms».
Capitolo Nazionale.
«Dovrò parlarne con Simone Pianigiani. Con il ct ho un ottimo rapporto, con la maglia azzurra pure. Ma ho anche bisogno di certezze nella Nba, la mia priorità».
La Nba sembrava una questione a due tra Bargnani e Gallinari. Ma il primo italiano a superare un turno di playoff è stato lei...
«Il Mago ha vissuto una stagione difficile. Il Gallo si è rotto sul più bello. Ci sentiamo spesso, siamo amici. Ma non ho mai sofferto la loro rivalità. Sono contento di quello che faccio. E voglio continuare».
Insistiamo: primo italiano a superare un turno di playoff.
«Sì, mi fa piacere, perché è un bel traguardo. Ma se voglio essere ricordato, in futuro, devo fare qualcosa di più».
Vincere l’anello.
«Appunto. Il sogno resta quello».
Un anno fa, di questi tempi, nella sua San Giovanni in Persiceto ci fu il terremoto.
«Non l’ho dimenticato. Per fortuna ne stiamo uscendo».
Prossimi impegni?
«Qualche giorno a Formentera. Poi andrò a Londra, con lo sponsor Nike, con Durant».
Nel senso di Kevin?
«Proprio lui»
E se Durant le chiedesse di andare a Oklahoma City?
«Vediamo (ride, ndr). A Chicago sono stato bene, anzi, benissimo. Ho scommesso su me stesso. Credo di aver vinto la scommessa. Spero di restare».
Chi vince il titolo?
«Miami è ancora la più forte. Ma attenzione ai tre vecchietti di San Antonio: Duncan, Ginobili e Parker».
Miami: quando l’ha marcata LeBron cosa ha pensato?
«Mi sono sentito preso in mezzo. James che è un armadio a marcarmi e io sulle tracce di Wade. Roba da far venire il mal di testa».

di Alessandro Gallo