Il Dall'Ara nel mirino
del giudice
per i 'buu' a Balotelli

Già assorbito il ko con Mourinho. Ora, però, il Bologna rischia di pagare a caro prezzo l’imbecillità di pochi

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Bologna, 23 novembre 2009 - NON È UN PROBLEMA della città, non è neppure un problema di questo o quel settore dello stadio. Ma il Bologna rischia di pagare a caro prezzo l’imbecillità di pochi. Di quei pochi che, sabato pomeriggio, hanno accolto Mario Balotelli con i «buu». Storia nota: secondo quei pochi e purtroppo sopravvissuti imbecilli, un giocatore bianco si contesta fischiando e un giocatore nero si dileggia con il «buu». Terrificante ma, per qualcuno, è così. Gianfranco Fini, nei giorni scorsi, ha catalogato i razzisti fra gli stronzi. Condividere l’efficacia della sintesi cercata dal presidente della Camera, però, non mette il Bologna al riparo dal rischio di squalifica.
C’è il precedente di Luciano che peserà sulle decisioni della Disciplinare. Successe l’anno scorso a Verona, nella partita con il Chievo che l’avversità nei confronti dell’ex rossoblù Eriberto (ora appunto Luciano) sfociasse in un sonoro «buu» sul quale l’arbitro Farina intervenne con decisione, minacciando di sospendere la partita, provvedimento che ai rossoblù sarebbe costato la retrocessione certa.
Ora, dall’obbligo di giocare una partita a porte chiuse, il Bologna avrebbe un danno enorme: per una questione di dignità, prima che per una questione di classifica e di scomodità.
 

SAREBBE INGIUSTO che quello di Bologna venisse catalogato come stadio razzista. Perché, di fatto, non lo è. Ma bastano due «buu» durante il riscaldamento del giocatore nero per scatenare la grancassa del moralismo.
Ne hanno parlato le televisioni e ne hanno scritto i giornali, fra sabato sera e domenica, lasciando a chi dovrà decidere sulle sorti da riservare al Bologna in tema di razzismo, l’impressione che Balotelli sia stato perseguitato per tutta la partita.
E questo non è vero. Qua e là, prima del via, quando Balotelli, come tutti gli altri interisti, effettuava il riscaldamento, qualche isolato «buu» è partito. Ma non c’è stato alcun linciaggio morale da parte dei bolognesi nei confronti di SuperMario. Che, durante la partita, è stato fischiato da molti, non insultato, non perseguitato. Il fischio è legittimo e poiché spesso ne sono vittime i più bravi, cioè i più temuti dai tifosi avversari, chi se lo prende potrebbe pure andarne orgoglioso, sempre che appunto dietro non ci sia dell’altro.
Le nuove norme federali dicono che il silenzio da parte del grande pubblico è quasi assenso, quindi un’aggravante e che, al contrario, il dissenso di massa dai pochi imbecilli, è invece una forte attenuante.
A Bologna è successo che recentemente il pubblico si sia diviso sul giudizio da esprimere nei confronti della proprietà e anche nei confronti di Mudingayi. Se lo stesso pubblico si trovasse d’accordo nello spegnere sul nascere gli accenni di razzismo, l’immagine della tifoseria rossoblù e un po’ anche quella della città, ne guadagnerebbe sensibilmente.
 

IL GIORNO DOPO le critiche, anche aspre, il pensiero di tutti i rossoblù si riassume bene con queste parole: «Il nostro non è un pubblico razzista e subire una qualsiasi sanzione, anche minima, sarebbe un dispiacere».
Un ulteriore dispiacere perché il Bologna, per l’atteggiamento razzista di pochi, pochissimi suoi seguaci di multe ne ha già accumulate alcune. E la prossima sanzione potrebbe essere la squalifica del campo. Provvedimento che, in questa circostanza, sarebbe eccessivo. Perché Balotelli, nel mirino del grande pubblico, ci è finito quando in area, a contatto con un difensore del Bologna, ha accentuato la caduta. Questo è importante, nel giudizio che la Federazione darà del pubblico bolognese: il fischio è legittimo e anche se viene dopo l’insulto non può essere messo sullo stesso conto.
 

di Stefano Biondi

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