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Cessione società:
La famiglia Menarini
chiude la porta
La Meleam rimane fuori

Tre righe di comunicato per spegnere le voci della cessione di società: "Non ci sono i requisiti per la prosecuzione del rapporto"

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Bologna, 9 febbraio 2010 - TUTTO secondo logica: la Meleam esce di scena. Il Bologna ha chiuso la finestra che lo scorso gennaio aveva aperto sul suo futuro. Lo ha fatto ieri sera, intorno alle 20.30, con un comunicato tanto stringato quanto inequivocabile: «Allo stato non ci sono le condizioni per la prosecuzione del rapporto con Meleam, come già annunciato agli stessi rappresentanti del gruppo».
 

E’ stato lungo il tira e molla, prima che queste poche righe andassero in rete. Non perché esistessero dei dubbi circa l’epilogo della vicenda, ma perché patron Menarini le riteneva superflue: «Non ho mai pensato che di vera e propria trattativa si trattasse, quindi non c’è nulla da annunciare».
Vero. La trattativa, se il Bologna non avesse messo il «fermo», sarebbe ufficialmente iniziata oggi e si sarebbe definitivamente chiusa nel 2013, quando la Meleam avrebbe pagato l’ultima rata per l’acquisizione del club rossoblù.
 

Prima c’erano stati i contatti necessari a sciogliere lo scetticismo dello stesso Menarini. Poi, le due parti avevano messo nero su bianco i loro propositi. Sotto al un documento che aveva il valore di un pre contratto si leggevano le firme di Francesca e Alessandro Menarini, l’una nelle vesti di presidente del Bologna FC, l’altro in quelle di presidente di Aktiva, la finanziaria di famiglia che fa da cassa al club. Rispetto all’eventualità di lasciare la scena rossoblù a Meleam, i dirigenti del Bologna sono sempre stati scettici. Ma, avendo deciso di ascoltare chiunque si fosse dimostrato interessato all’acquisizione di quote (anche di maggioranza), il proprietario non se l’è sentita di escludere questo gruppo pugliese che pure aveva già tentato invano di arrivare alla presidenza del Gallipoli prima e del Bari poi.
Meleam non è un gruppo dalle grandi possibilità economiche e quel che è peggio in queste settimane di anticamera non ha svelato l’identità dei suoi soci, imboccando però tutte le strade utili a tener viva la vicenda dal punto di vista mediatico.
Meleam, probabilmente, non ha dato il giusto peso alle scottature che le trattive-farsa avviate negli ultimi due anni, prima con l’avvocato Tacopina poi con l’ingegner Taci, avevano prodotto, riducendo al minimo il possibilismo della famiglia Menarini.

FIN DAL GIORNO delle prime firme, la presidente si era mostrata poco propensa a credere che i contatti con Meleam avrebbero avuto un seguito decisivo per le sorti del club. Imperscrutabile, invece, era l’atteggiamento assunto dal Geometra, quantomeno curioso di capire come si sarebbe evoluto il rapporto fra la figlia Francesca e il nuovo dg Baraldi che, pronti via, aveva parlato di Bologna come area da demoggizzare. Stabilito che la nuova coppia al comando non è sola, ma in poche settimane ha incassato l’impegno di squadra e allenatori, oltre ai primi e incoraggianti segnali di consenso da parte di pubblico e critica, anche il proprietario si è convinto che sia meglio un presente ancora tormentato, ma almeno promettente, rispetto a una trattativa impostata più per educazione e per coerenza che per convinzione. Adesso anche Renzo Menarini sembra convinto: è meglio coltivare le proprie certezze, ancorchè piccole, che entrare in mondo dove regnano sovrani i punti interrogativi.

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