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Guaraldi-Pioli, patto salvezza In serie A il tecnico resta

L'idea è di prolungare il contratto

Per vedere sbocciare i giovani serve tempo

La presentazione di Pioli (foto Schicchi)
La presentazione di Pioli (foto Schicchi)

Bologna, 2 febbraio 2012 - Che Guaraldi e Zanzi, appena varata la politica dei giovani, andassero al mercato a cercare dei veterani, era difficile da credere. Pioli ci ha provato lo stesso, sapendo di avere poche possibilità, se non nessuna, di strappare un sì. Aveva proposto Mantovani (difensore), Ferenandes (centrocampista) e Moscardelli (attaccante), forte della promessa che gli fu fatta al momento di ingaggiarlo: «Tu sistema il Bologna, così che sia chiaro di quali rinforzi ci sarà bisogno». Il Bologna è sistemato, i rinforzi sono arrivati, ma non dal mazzo che Pioli aveva portato da casa. L’allenatore è stato bravo: fosse andato al braccio di ferro con Guaraldi e soci, la pace sociale dentro il Bologna sarebbe saltata. Ha scelto la via della mediazione, dopo aver metabolizzato gli eventi. Che raccontano questo: il Bologna è uscito dal solco ormai troppo profondo della caccia ai giocatori esperti e a basso costo, proprio nei giorni in cui Pioli aspettava i veterani da lui stesso indicati. Poteva rimanerci male, invece ha capito: non hanno tradito lui, hanno semplicemente deciso di non correre gli stessi rischi che, prima di loro, avevano già messo in ginocchio molte dirigenze del Bologna.

Ne dovevano arrivare tre. Con gli stessi soldi (e con ingaggi decisamente minori) ne sono arrivati cinque: Rubin, Sorensen e Belfodil subito; Gonzalo Bueno e Riverola attesi per il prossimo giugno.
Cosa doveva chiarire Pioli, a quel punto? Che allenare un gruppo dove i giovani saranno maggioranza è differente dal lavorare con i veterani. Nei modi e, ancor di più, nei tempi. Ai giovani vanno concessi quelli necessari a sviluppare gli anticorpi che già agiscono nei fisici e nelle teste ben collaudate.
La conclusione del suo «distinguo» non poteva che essere questa: se volete che li svezzi e che il campione allo stato embrionale diventi adulto, datemi il tempo necessario a svolgere nel modo migliore il mio lavoro. Giusto: è inutile accettare una svolta così repentina, se dall’altra parte non c’è un club disposto ad avere la pazienza che serve in questi casi. Della serie: non è che io dico di sì e voi, se il prossimo anno ne perdo tre, mi mandate a casa? Di anni, perché i risultati del nuovo progetto siano tangibilii, ne serve più di uno.
Il contratto di Pioli scadrà nel giugno del 2013. Ma, a quel punto, era ovvio che il Bologna, dopo averlo fatto con la squadra, gettasse un ponte sul futuro anche per l’allenatore. Adesso c’è un patto: se il Bologna di oggi si salverà senza patemi, come appare verosimile, Pioli avrà il prolungamento del contratto. Con quello, la garanzia che una solida fiducia reciproca accompagnerà le firme. Disegno futuribile, destinato come tutti i contratti a fare i conti con la stretta attualità. Comunque coerente: se il tecnico si mette al lavoro con i ventenni, difficilmente potrà avere un’idea delle loro prospettive future nell’arco di una stagione. Basti pensare a Della Rocca: un campionato da piccolo fenomeno nel Bologna e uno successivo, quello in corso, assai meno esaltante nel Palermo. Perché così sono i giovani: bisognosi di tempo per trovare il loro equilibrio e per assestarsi su livelli di eccellenza. E’ giusto che all’allenatore sia dato il tempo che serve per valorizzarli e per formarsi su di loro un giudizio definitivo.

L’aspetto più urgente era che la nuova strategia di mercato non facesse di Pioli un uomo tradito. E’ andata bene: il tecnico non si è arroccato sui suoi principi, non ha urlato al tradimento, ma da buon professionista ha chiesto di essere messo nelle condizioni migliori per assecondare il volere della società. Il presidente Guaraldi è pronto a proporgli il «premio salvezza» che tutti gli allenatori vorrebbero: la garanzia di fare parte davvero di un progetto che, per una volta, esca dal ristretto orizzonte delle vittorie e delle sconfitte. Ma non da quello della salvezza. Che è sempre il Progetto dei progetti.
 

Stefano Biondi

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