Bologna, 21 gennaio 2016 - «Voglio la verità sulla mia identità e sull’uomo che ho conosciuto dieci anni fa, Stefano D’Orazio». È determinata Francesca Michelon, 31 anni compiuti due settimane fa. È decisa a combattere per scoprire chi sia il suo vero padre e per farlo ha trascinato in giudizio il famoso batterista dei Pooh, Stefano D’Orazio.

È lui, secondo lo sconvolgente racconto che la madre di Francesca le ha fatto dieci anni fa, il vero papà di questa ragazza dai capelli rossi e dalla innegabile somiglianza con il musicista. Per questo nel 2014 Francesca ha avviato un’azione di riconoscimento di paternità davanti al tribunale di Marsala, competente perché D’Orazio ha la residenza a Pantelleria.

E ora il processo è arrivato a un punto cruciale, perché il giudice ha ordinato di fare il test del Dna, ma solo una delle due parti si è sottoposta, Francesca Michelon. Stefano D’Orazio per ben tre volte non si è presentato per il prelievo. Nei prossimi giorni il giudice dovrà sciogliere la riserva e decidere come procedere. Proprio nei giorni in cui è prevista la reunion della storica band a Sanremo: Roby Facchinetti, Dodi Battaglia e Red Canzian si ritroveranno infatti con lo stesso D’Orazio, uscito nel 2009, e con Riccardo Fogli. Senza contare i concerti già previsti in estate in giro per l’Italia per festeggiare i 50 anni di attività.

Ma facciamo un passo indietro e partiamo dall’inizio della storia. Siamo alla fine degli anni ‘70 e la mamma di Francesca, Oriana Bolletta, sposa Diego Michelon, tecnico del suono che al tempo collaborava spesso con i Pooh. Dal matrimonio nasce una prima figlia. In quegli anni Oriana frequenta e diventa amica della band. Dopo qualche anno le nozze entrano in crisi e, nell’83, Oriana e Diego si separano per quasi un anno.

È in quel momento, secondo il racconto della donna sfociato nell’atto di citazione, che fra la mamma di Francesca e D’Orazio nasce una relazione sentimentale che dura alcuni mesi. Nell’aprile ‘84 l’evento cruciale: Oriana si accorge di essere incinta e per lei il padre è il batterista dei Pooh. La donna lo comunica a D’Orazio, che però tronca la relazione. E così lei, sola e smarrita, si riavvicina al marito e torna con lui. Dopo nove mesi nasce Francesca e la vita, nella famiglia Michelon, trascorre serena, mentre per D’Orazio continua l’ascesa nel mondo della musica.

Francesca diventa grande, si trasferisce a Roma e inizia a lavorare come grafica pubblicitaria. I genitori si sono separati, mantenendo però rapporti cordiali. L’anno 2006 è decisivo, perché la mamma decide di raccontare la verità alla figlia. Per Francesca è una notizia sconvolgente: l’uomo che l’ha cresciuta e amata non è più il vero padre. E a certificarlo arriva nel 2013 la sentenza del Tribunale di Venezia (dov’è residente Diego Michelon) che sancisce il disconoscimento di paternità: il Dna infatti stabilisce Francesca non è la figlia. Lei, intanto, nel 2006 contatta D’Orazio e lo frequenta per circa un anno. Vuole conoscere l’uomo che potrebbe essere suo padre, ma il rapporto non decolla.

E così, chiusa la causa a Venezia, parte quella a Marsala. Francesca, assistita dagli avvocati bolognesi Luca Pozzolini, Francesco Stefanelli e Francesca Ursoleo, trascina davanti al giudice il batterista. Ma D’Orazio, difeso dagli avvocati Carlo Del Pennino e Nunzio Palermo Patera, non ci sta.

La sua versione è che non ci fu alcuna relazione fra lui e Oriana Bolletta, ma solo due fugaci incontri nell’83 e nell’84. Due trasgressioni. Difficile, per la difesa, che il solo incontro avvenuto nell’84 possa essere all’origine della paternità. Il giudice ha ordinato il test del Dna, ma D’Orazio non si è presentato. L’ultimo incontro era fissato i primi di gennaio. I suoi legali chiedono che sia dichiarata non valida la sentenza di disconoscimento pronunciata a Venezia (perché fatta oltre i termini di legge) senza la quale non si può intraprendere quella di riconoscimento. I legali di Francesca la ritengono invece solo una tattica dilatoria e hanno depositato una istanza di lite temeraria.

Al batterista chiedono il mantenimento retroattivo dal momento della nascita, più i danni esistenziali, per un totale di due milioni e mezzo di euro. «Ma non è certamente quello economico l’aspetto più importante», spiegano. I legali di D’Orazio, invece, ribattono che è stato fatto tutto solo per i soldi.