Bologna, 6 novembre 2017 – E’ mancato un centesimo per fare un euro. La Virtus Segafredo gioca bene, lotta alla pari con Milano, la grande favorita del campionato, ma alla fine cede.

“Abbiamo fatto un’altra eccellente partita – conferma il tecnico bianconero Alessandro Ramagli - nel primo tempo non siamo riusciti a tenerla in mano, a causa delle troppe palle perse e dei secondi tiri concessi a Milano. Nella ripresa siamo stati più solidi a rimbalzo. Quando abbiamo iniziato a fare canestro però abbiamo smesso di fare quell’eccellente difesa che abbiamo fatto per 35 minuti. La sfida è stata equilibrata, e nel finale abbiamo sbagliato il tiro del +1 con Aradori e un altro paio di conclusioni sono uscite”.

Un processo evolutivo che continua per la Virtus Segafredo.

“Dobbiamo ancora crescere molto, ma ci sono segnali di stabilità, soprattutto nella metà campo difensiva, dobbiamo ripartire da qui. Gli arbitri? Qualche chiamata mi ha lasciato perplesso, ma non abbiamo perso per quello”.

Manca qualcosa a livello di squadra?

“I limiti strutturali sono quelli di una squadra che sta costruendo la sua identità. La cosa importante è che riusciamo ad abbassare il sedere e difendere quando siamo in difficoltà, invece non lo facciamo se facciamo canestro e questo è strano. Li chiamerei limiti relativi a un processo di crescita, certo che dobbiamo sbrigarci non si può aspettare aprile quando il campionato è finito”.

Il giocatore in campo più atteso era sicuramente Alessandro Gentile.

“L’ho visto bene. ha vissuto una settimana da ragazzo sereno. Non era semplice, ma lui ha personalità, e ogni tanto questa è stata spacciata per impudenza. Non aveva rivincite da prendersi, voleva far bene per portare 2 punti alla Virtus”.

Come con Trento e Venezia siede caduti proprio nel finale.

“La sfida con Milano mi ha detto cose diverse. Siamo arrivati in debito di energie, alcuni giocatori li ho spremuti molto, ma avevamo la sensazione di poter dare la zampata, e a volte ho tirato indietro il braccio su alcuni cambi. Forse sarebbe servito un po’ di coraggio in più”.