L’idea di 'Centoborghi' nasce dalla volontà dall’assessore ai beni storici, artistici ed archeologici della Provincia, Paolo Sorcinelli, di imprimere e fermare, su carta, lo status dei microcosmi provinciali ossia ciò che ne resta, oggi. Raccogliete e inviate i tagliandi col vostro borgo preferito. Vi aspettano anche delle sorprese
E’ un'operazione filosofica, in fondo, quella attivata dall’assessore ai beni storici, artistici ed archeologici della Provincia di Pesaro e Urbino Paolo Sorcinelli denominata “Centoborghi”. L’idea iniziale, il motore dell’iniziativa è scaturita dalla stessa volontà di Sorcinelli di imprimere e fermare, su carta, lo status dei microcosmi provinciali ossia ciò che resta, oggi, di borghetti di campagna, parrocchie rurali, torri, rocche abbandonate dal Cesano al Marecchia.
"Alla ricerca dell’identità perduta" l’operazione Centoborghi si è spinta verso la mappatura di tutto ciò che di intatto ed antico resta, più o meno celato, nel territorio provinciale. Ma questa mappatura, in maniera del tutto innovativa, è andata oltre la facciata, l’estetica delle cose, addentrandosi all’interno dell’anima stessa dei luoghi. Ha guidato così, il peregrinare dall’entroterra alla costa per ombrose valli e strade bianche, la filosofia del “senso del luogo”. Se questo “movimento di conservazione dei beni culturali” chiamato “il senso del luogo”, riuscisse ad attecchire nell’animo dei cittadini della provincia, allora il rischio di perdere scorci suggestivi e antichi casali sarebbe del tutto fugato.
Il senso del luogo è una domanda che ci si è posti di fronte ad ogni borgo/castello/chiesa della provincia secondo un semplice principio mutuato dall’archeologia del paesaggio. L’uomo, nei secoli passati più di oggi, non poggiava mai a caso nel territorio le manifestazioni della sua presenza. I luoghi scelti per ospitare borghi, chiese e castelli rispondono ad un preciso senso e gli stessi manufatti architettonici sorti nel paesaggio hanno un loro senso. La mappatura si è così addentrata nella ricerca del senso di questi spazi, antropizzati e non, tentando di spiegare il perché della loro esistenza. Molti dei luoghi presi in esame hanno oggi perso il loro originale senso (basti pensare ai castelli) e si trovano alla deriva in una modernità che non gli appartiene. Ulteriore scopo della mappatura è stata la volontà di reinventare un senso per luoghi che l’avevano irrimediabilmente perso e ciò si è concretizzato con numerosi finanziamenti erogati dall’assessorato ai beni storici per il recupero di edifici e strutture che potessero rivitalizzare nuovamente siti in difficoltà.
La mappatura è confluita in nove guide ai 'Centoborghi Provinciali' (sei già edite, tre di prossima edizione nel mese di giugno, Metauro Edizioni) che insieme costituiscono un corposo 'Atlante dei borghi della Provincia'. Per l’iniziativa 'Vota il borgo più bello' sono stati da queste estrapolati i quaranta luoghi ritenuti più significativi, nella filosofia del senso del luogo. Fa da padrone il Montefeltro, la sub-regione storica e culturale incastonata nel nord della provincia, con i suoi tredici borghi su quaranta e in particolare la valle del fiume Marecchia, che grazie alla sua monumentalità resta il principale biglietto da visita culturale della provincia di Pesaro e Urbino.
Dalla 'lista dei quaranta' sono stati volutamente esclusi i capoluoghi comunali. Troppo facile votare per San Leo o Gradara e Mondavio. Il senso del luogo, si è detto, va oltre la sfacciata apparenza delle cose per insinuarsi nel senso delle stesse, magari celato dietro la povertà dell’edilizia rurale, tra pollastri e tacchini che svolazzano sull’aia di un casolare. Questa lista spinge il lettore ad uscire dai tracciati turistici e culturali per addentrarsi in luoghi letteralmente sconosciuti, ma non per questo meno significativi degli altri. Molti borghetti che si trovano elencati vanno ricercati, identificati nella carta della provincia, visitati e magari votati. La mappatura permette di andare oltre le sensazioni infuse da una bella vista, addentrandosi per le vie sterrate della ricerca del senso delle cose. Dai percorsi suggeriti dalle nove guide esce un gioco mentale, che unisce la spensieratezza della scampagnata all’impegno della comprensione.
Si immagini un territorio provinciale parecchio esteso, come quello di Pesaro e Urbino, composto da ben 67 comuni. Facendo una media di tre borghetti per comune vi sono almeno 201 borghi storici (per non parlare poi dei mulini, dei castelli etc.) che attendono una visita e l’attendono per non essere dimenticati, per essere riscoperti, capiti e, magari valorizzati, alla ricerca di un nuovo senso del luogo che permetterà di traghettare queste silenziose tracce dei secoli passati nel nuovo frenetico millennio.
DANIELE SACCO, autore delle nove guide