E' la prima volta, anche se gli esemplari sono vissuti solo una dozzina di giorni
Cesena, 21 giugno 2011 - Nel mare di Cesenatico è stato realizzato un progetto di ricerca sulla riproduzione delle anguille, con risultati tali da poter rivoluzionare i sistemi di allevamento della specie. Quella presentata ieri al Centro Ricerche Marine costituisce una svolta decisiva, frutto di un lavoro di equipe fra i biologi dello stesso Crm e il corso di Acquacoltura e igiene delle produzioni ittiche, in seno alla facoltà di medicina veterinaria dell’università di Bologna.
Sinora infatti nessuno era riuscito a far riprodurre in cattività le anguille e gli allevamenti vallivi sostanzialmente sono luoghi di ‘ingrassamento’ di esemplari catturati giovani. Tuttavia negli ultimi anni la produzione di anguille è scesa del 90 per cento, a causa dell’inquinamento, la pesca intensiva e la costruzione di sbarramenti artificiali e dighe, che ostacolano la migrazione tra fiumi e mari, fondamentale per la riproduzione di questo animali.
Attilio Rinaldi, presidente del Centro ricerche marine, è entusiasta di questi risultati: «In Europa da secoli si tenta di riprodurre in cattività le anguille, ma finora senza successo. Siamo i primi e ora si apre la sfida per completare un progetto unico». La sperimentazione della riproduzione delle anguille, messa in pratica in alcune vasche attrezzate del Crm, è costata 50mila euro, quasi tutti (47mila) stanziati dalla Regione. Per un progetto del tutto simile in Francia sono stati destinati un milione e 800mila euro, ma gli scienziati d’oltralpe hanno fallito. A Cesenatico si è dunque realizzato qualcosa di grande, ma è soltanto il primo passo, in quanto le uova sono state fecondate, le larve sono nate, ma hanno vissuto solo una dozzina di giorni, sino a 6-7 millimetri di lunghezza. Ora la sfida è dunque quella di riuscire a ‘svezzarle’. L’assessore regionale alla pesca, Tiberio Rabboni, ieri è intervenuto sottolineando l’eccezionalità di questi risultati ed ha assicurato i finanziamenti per la seconda parte del lavoro di ricerca, relativi appunto allo sviluppo delle larve in anguille adulte.
A capo dei ricercatori c’è il cesenate Oliviero Mordenti dell’università di Bologna, che ha detto: «Fra dicembre e febbraio abbiamo prelevato 100 anguille dalle Valli di Comacchio, selezionando gli esemplari migliori, che abbiamo sedato in acqua anestetizzata, per esaminarli e inserire un micro cip sulla pinna caudale. Il cuore del lavoro è stata la sperimentazione con trattamenti ormonali, che ha portato le femmine ad una produzione notevole di ovociti, sino a 800mila in un solo ventre. Con una tecnica abbiamo ottenuto la sincronia delle ovulazioni e successivamente le uova sono state spremute e fecondate con il seme dei maschi. Le uova si sono schiuse e le larve hanno vissuto una dozzina di giorni. Ma l’aspetto straordinario è essere riusciti, due settimane fa, ad ottenere la fecondazione spontanea in vasca. E’ da qui che ripartiremo per tentare quello che a nessun sinora è riuscito». Le anguille ‘cippate’ e impiegate come riproduttori, ieri mattina sono state rilasciate in mare a 3 miglia dal porto di Cesenatico.
di GIACOMO MASCELLANI