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Il killer di Eleonora condannato a 18 anni

Omicidio di Villalta

Per Sokol Pirra pena ‘scontata’ con il rito abbreviato

Cesenatico, omicidio al Bar Madame

Cesena, 19 ottobre 2011 - NON hanno voluto risarcimenti. Non hanno confuso — i genitori di Eleonora — un valore con un prezzo. Hanno chiesto giustizia, pura, svincolata da attributi di ritorno: «Desidero solo che lui venga punito in modo esemplare» disse Rosalba anno fa, il giorno dopo dell’assassinio della figlia.
Il 26 ottobre, alle sette di sera, Eleonora Liberatore, 37 anni, mamma di un ragazzo di 17 — residente col padre a Meldola —, venne ammazzata a coltellate al ‘Madame Cafè’ di Villalta di Cesenatico (Eleonora era lì per l’aperitivo; lavorava in un’azienda di fronte). Una lama di dodici centimetri la trafisse con quella ferocia che appartiene agli echi della vendetta. L’assassino è il suo ex. Ex amante, l’uomo per il quale Eleonora aveva lasciato, qualche anno prima, il marito.

IERI, il verdetto, sottoscritto dal giudice dell’udienza preliminare Giovanni Trerè: l’omicida, Sokol Pirra, 40 anni, elettricista albanese, ha incassato 18 anni di carcere con rito abbreviato (quanto richiesto dal pm Marco Forte). Ciò vuol dire che la pena sarebbe stata di 27 anni. Ma il percorso ‘breve’, alternativo, permette lo sconto di un terzo del conto finale.

NIENTE risarcimenti. Non è stato dato un prezzo all’assenza definitiva di Eleonora, caduta sotto la macchia di colpi inferti dalla furia predatrice di Sokol (difeso in aula dall’avvocato Chiara Brunelli). I genitori (Bruno e Rosalba, che abitano a Castrocaro), il marito, il figlio (assistiti dall’avvocato Massimo Beleffi), volevano giustizia. Ieri l’epilogo. Diciott’anni per Sokol, l’elettricista albanese con cui Eleonora aveva vissuto lo strepito della passione. Un amore improvviso che aveva rimesso insieme in un colpo solo pezzi di sogni infranti e aveva portato Eleonora in un’altra città, Cesena, dove Sokol viveva con altri immigrati da Tirana. In pochi giorni Eleonora e Sokol vanno a vivere insieme. Diventano una famiglia. Lei lavora a Villalta, impiegata amministrativa all’azienda Ricci, specializzata nelle forniture alimentari. Lui fa l’elettricista. Coppia inattesa. Gioiosa. Fino all’estate 2010.

IL FILO si spezza. Litigi, amarezze, rancori; ferraglia di un amore lentamente in frantumi prendono il posto di risvegli, sorrisi, visioni. Eleonora se ne va. Sokol impazzisce. Arriva la sera del 26 ottobre. Sokol si presenta al bar con un coltello negli stivali, colpisce Eleonora una dozzina di volte e scappa: tenta di suicidarsi, fulminandosi a un traliccio dell’Enel (resterà ferito a un braccio). Per il giudice, un delitto premeditato, innescato da futili motivi: due aggravanti che hanno pesato parecchio sulla bilancia della giustizia.

di MAURIZIO BURNACCI

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