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Alfredo Ionetti torna in carcere

L'ombra della mafia

In manette anche i due figli e la segretaria. Operazione all’alba di polizia e guardia di finanza

 

di Paolo Morelli

L’imprenditore Alfredo Ionetti
L’imprenditore Alfredo Ionetti
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Cesena, 14 gennaio 2012 - SEI ANNI FA fu arrestato dai carabinieri del Ros (Reparto operazioni speciali) su disposizione della direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, e gli furono sequestrati beni mobili e immobili per un valore di circa 50 milioni di euro. Alfredo Ionetti, 79 anni, benché sottoposto dal 2009 al regime della sorveglianza speciale, non s’aspettava di sentire suonare nuovamente il campanello all’alba poiché il 17 luglio 2008 era stato assolto dalle accuse di associazione a delinquere di stampo mafioso e riciclaggio di capitali. Invece l’incubo è tornato sotto forma di un provvedimento di carcerazione preventiva richiesto dal procuratore della Repubblica Sergio Sottani e dai sostituti Fabio Di Vizio e Marco Forte, e siglato dal giudice per le indagini preliminari Rita Chierici, che gli è stato notificato dalla Squadra Mobile della Questura e dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Forlì per la cattiva gestione fiscale della Sor-nova, l’azienda che gli era stata sequestrata nel 2006 e due anni dopo affidata dal Tribunale di Reggio Calabria alla gestione dei commercialisti reggini Spinella e La Camera.

INSIEME ad Alfredo Ionetti sono stati arrestati i figli Paolo di 31 anni e Daniele di 29, che curavano la parte commerciale della Sor-Nova, azienda che pur avendo sede a Cesena da 33 anni è concessionaria degli autocarri Scania per la regione Calabria, e la segretaria Catia Casadei Lucchi, 44 anni, che gestiva la contabilità e aveva la delega per assegni, effetti cambiari e vendita di beni.

LE INDAGINI che hanno portato all’emissione degli ordini di carcerazione preventiva sono partite da una segnalazione della Banca d’Italia che, tra le anomalie rilevate nella gestione del Credito di Romagna aveva evidenziato la gestione di un conto corrente aperto presso la filiale di Cesena da Alfredo Ionetti che lo utilizzava per versare cambiali firmate prevalentemente da soggetti residenti o originari della Calabria e della Sicilia, e incassre il contante corrispondente. Nel giro di alcuni mesi, secondo le indagini della Polizia e della Guardia di Finanza, in quel conto aperto nel 2009 erano transitati 150 cambiali per un importo complessivo di 263mila euro. Per questo è stato indagato a piede libero per riciclaggio Pino Cera, ex direttore della filiale di Cesena dell’istituto di credito forlivese, da poco uscito dalla gestione commissariale.

IL SISTEMA utilizzato per far girare i soldi era relativamente semplice: Alfredo Ionetti acquistava i camion dalla Scania e li cedeva a una finanziaria che a sua volta li forniva con un contratto di leasing all’acquirente; parte della somma, però, veniva anticipata da Ionetti in cambio di cambiali che venivano messe all’incasso mano a mano che arrivavano a scadenza.

NEI CONFRONTI di Alfredo Ionetti c’è anche l’accusa di non aver rispettato le imposizioni previste per il regime di serveglianza speciale al quale era sottoposto da giugno 2009: ‘non dare ragione di sospetti’, e ‘non associarsi abitualmente alle persone che hanno subito condanne o che sono state sottoposte a misure di prevenzione’.

Paolo Morelli

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