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Radiografie ed esami, un’altra stangata

La guida ai rincari

Emilia Romagna: oggi al via le nuove tariffe per le prestazioni specialistiche

Medici (Foto Germogli)
Medici (Foto Germogli)

Bologna, 1 febbraio 2012 - NUOVI RINCARI per la sanità dell’Emilia Romagna: da oggi scatta l’adeguamento del ‘Nomenclatore tariffario per la specialistica ambulatoriale’. Tradotto in parole povere: radiografie, ecografie, interventi di piccola chirurgia ed esami del sangue costeranno di più. Non per tutti, però: chi è esente per reddito, patologia o età continuerà a non pagare nulla. Chi, invece, non può contare su nessun tipo di esenzione, si prepari a mettere mano al portafoglio.
 

NEL DETTAGLIO, la misura interesserà solo quelle prestazioni che hanno una tariffa totale non superiore a 36,15 euro. Si tratta delle cosiddette ‘prestazioni a basso costo’, le più ‘consumate’ dai pazienti emiliano romagnoli. I rincari sono differenti: si va dal + 20% per una radiografia a costole, sterno e clavicola (da 24,25 a 29,10 euro) fino a picchi del 50% su alcune voci che compongono gli esami del sangue di routine. Per misurare la quantità di trigliceridi, per esempio, da oggi si spenderanno 2 euro in più rispetto agli 1,30 di prima. Ma ci sono anche rincari molto più contenuti: per il test che individua l’helycobacter si spenderà il 4% in più (da 13,95 a 14,50 euro).
 

«L’ADEGUAMENTO — spiega Antonio Brambilla, responsabile del servizio assistenza distrettuale della Regione — è un’operazione dovuta e, per altro, svolta tardivamente: alcune prestazioni non erano mai state toccate, mentre le tariffe di altre erano ferme da circa 15 anni. Inoltre va ricordato che oltre il 60% delle prestazioni sono erogate in regime di esenzione e che per chi dovrà pagare di più il costo sarà molto limitato nell’arco dell’anno. I rincari riguardano esami che un cittadino senza nessun tipo di esenzione compie generalmente una o due volte l’anno». E allora a cosa è servito rimettere mano al tariffario? «Per regolare i rapporti economico-finanziari tra le aziende sanitarie da un lato e aziende ospedaliere e centri privati dall’altro».

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