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Disoccupazione under 30: maglia nera per Forlì-Cesena

L'indagine di Confartigianato

In Emilia-Romagna l’Istat registra nel 2011 che la Provincia che registra il maggiore tasso di disoccupazione nella classe di età 15/29 è Forlì - Cesena con il 9,5% seguita da Ravenna con l’8,9%

Ragazzi in cerca di lavoro
Ragazzi in cerca di lavoro

L’Emilia Romagna il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 29 anni è del 13.6%, più basso di quello nazionale salito fino al 20,5% e della media europea che si ferma al 17,1%. E’ quanto emerge da un’indagine dell’Ufficio Studi di Confartigianato. “Nonostante il dato regionale sia confortante rispetto a quello nazionale – commenta il Presidente di Confartigianato Emilia Romagna Marco Granelli – non possiamo negare la fortissima difficoltà di occupare giovani under 30. Paradossalmente poi questa difficoltà dei giovani a trovare lavoro si scontra con l’impossibilità di reperire manodopera qualificata per le imprese artigiane. E’ evidente, a mio avviso, la distorsione tra le dinamiche del sistema formativo e il mercato del lavoro italiano. Troppi ragazzi mettono energie ed impegno nel crearsi una preparazione che non possono poi spendere nel mercato del lavoro”.

 

Nel 2011 il tasso di disoccupazione under 30 in Italia è pari al 20,5% contro una media del 17,1% dell’Eurozona e un 5% della Germania. La quota di giovani under 30 inattivi (coloro che non cercano lavoro) è pari al 57,6% contro il 45,1% della Francia e il 36,7% della Germania, e in Italia solo il 42,6% dei giovani under 30 inattivi studia questa percentuale scende al 38,8% in Francia e al 30,9% in Germania. E’ quindi evidente e macroscopica la distorsione italiana in cui al una maggiore inattività giovanile non si associa una corrispondente maggiore propensione alla studio.

Tale affermazione è evidenziata riscontrando che nella popolazione italiana nella classe di età 15/29 gli studenti sono il 40,7% contro 44,1% della Francia e del 49,5% in Germania. “In Italia - commenta Granelli - coesistono pericolosamente tre condizioni negative: meno giovani che studiano, meno giovani che cercano lavoro, più giovani inattivi che non studiano. In Italia 6 giovani su 10 non si offrono sul mercato del lavoro, in Germania 6 giovani su 10 lavorano. Gli abbandoni scolastici in Italia nella classe di età 15/24 è pari al 18,6% contro il 15,6% della media Eurozona, il 12,9% della Francia e l’11,8% della Germania”. Le criticità del mercato del lavoro giovanile in Italia si intrecciano con un sistema di istruzione che presenta scarsa efficacia e altrettanto scarsa interazione con il mercato del lavoro.

 

In Emilia-Romagna l’Istat registra nel 2011 che la Provincia che registra il maggiore tasso di disoccupazione nella classe di età 15/29 è Forlì - Cesena con il 9,5% seguita da Ravenna con l’8,9%, Parma invece segna il posizionamento migliore con un tasso di disoccupazione giovanile del 4,5% seguita da Reggio - Emilia con il 5,6% e Piacenza con il 6,1%, Bologna ha un piazzamento intermedio al 6,3% ma ha un tasso di attività tra i più bassi della Regione.

Nel 2° trimestre 2012 le imprese italiane indicano previsioni per 228.190 assunzioni di cui il 64% in imprese con meno di 50 addetti. Il tasso di entrata nelle piccole imprese è del 23,8% ogni 1.000 occupati contro il 15,2% delle grandi imprese. Considerato che un numero consistente di mestieri a vocazione artigianale risultano di difficile reperimento abbiamo provato ad incrociare i dati delle posizioni ricercate con il numero dei laureati nel 2007 ancora disoccupati nel 2011 e risulta ad esempio che a fronte di: 1.192 assunzioni di difficile per meccanici, riparatori manutentori di automobili e assimilati vi sono 1.207 laureati in scienze dell’educazione e formazione (triennale) disoccupati da 4 anni; 887 cuochi in alberghi e ristoranti si registrano 878 disoccupati in lettere e materie letterarie (ciclo unico); 409 sarti, tagliatori artigianali modellisti a fronte di 496 disoccupati in Scienze del servizio sociale. “La lista potrebbe allungarsi - conclude Granelli - ma l’ intenzione di Confartigianato è solo quella di azzardare una provocazione tesa a mettere in luce la forte inefficienza esistente tra l’inesistente relazione tra la programmazione scolastico - formativa che si ripercuote pesantemente sul piano economico e sociale nel mercato del lavoro giovanile”.

 

 

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