Cesena, 23 dicembre 2017 - C’è un ticket anche sulle salme. Ed è pure salato. L’ultima trovata all’italiana di tassare tutto il tassabile è scaturita dai vertici dell’Ausl Romagna con una lettera indirizzata ai sindaci a metà novembre. Oggetto: servizio di accoglienza salme provenienti dal territorio. In soldoni – è il caso di dirlo – scatta un tariffario per l’utilizzo degli obitori, nel caso di decesso in caso e in attesa del funerale.

Il linguaggio è un crudo burocratichese, ma non è difficile interpretarne il senso impietoso: "...a decorrere dal 1° gennaio 2018 in caso di decesso a domicilio, qualora i familiari/conviventi, pur in presenza dell’obitorio comunale nel proprio territorio, richiedano il trasferimento della salma all’obitorio della struttura ospedaliera, l’addebito a carico della famiglia" è di 112 euro al giorno per il "servizio di sosta della salma" e cento euro per "vestizione e preparazione della salma (se richiesta)".

L’Ausl Romagna fa esplicito riferimento all’obbligo dei Comuni di garantire il servizio degli obitori. In alcuni casi – ad esempio a Forlì – queste strutture sono effettivamente di proprietà comunale, pur se affidate alle aziende ospedaliere. In altre realtà, come Cesena, sono in capo all’Ausl. Che ora vuole evidentemente essere pagata per il ‘noleggio’.

La richiesta ha colpito però piuttosto negativamente gli enti locali dell’Unione Valle Savio. Che hanno risposto con una missiva traboccante di disappunto. "Questa deliberazione – scrivono i sindaci – dettata solo da un puro spirito di profitto, non tiene minimante conto della ricaduta che può avere sul bilancio familiare del defunto". I conti sono presto fatti. Nel caso di un decesso a domicilio al venerdì e con la permanenza della salma all’obitorio fino a domenica, per la famiglia del defunto si può ipotizzare una spesa di oltre 430 euro. Un salasso che, dolore per la perdita a parte, va ad aggiungere alle già sensibili spese di un funerale.

Configurandosi peraltro facilmente come un’odiosa tassa sulla morte. "Auspichiamo un ripensamento, con una condivisione di area vasta, non su una tariffazione giornaliera, ma su un importo forfettario simbolico e l’addebito della vestizione, se richiesta".

L’Ausl Romagna a sua volta ha risposto assicurando "l’assoluta assenza di spirito di profitto", ma sottolineando anche che il servizio non è strettamente compito dell’azienda sanitaria e proponendo un convenzionamento per superare "situazioni difformi" sul territorio. Nel frattempo è stato fissato al 15 gennaio un incontro fra le parti e, a quel che si può capire in assenza di comunicazioni ufficiali, il provvedimento pare congelato.