Cesena, 10 febbraio 2018 - Dopo un passato turbolento e 8 anni di duro carcere trascorsi in Spagna, si era rifatta una vita a Cesena, si era sposata, aveva messo su famiglia e aveva provato a condurre un’esistenza ‘normale’. Ma le ‘disavventure’ non erano finite per questa settantenne di origini colombiane da tempo in Italia e sposata con un italiano.

Un anno fa, quando meno se lo aspettava, le è arrivata una richiesta di estradizione in Brasile per i reati per cui credeva di avere già pagato, di traffico internazionale di stupefacente e associazione a delinquere. Doveva andare a scontare altri 6 anni di carcere oltre oceano. Non si è persa d’animo, certa di avere già pagato i suoi conti con la giustizia, ed è ricorsa subito al giudice italiano. L’avvocato Alessandro Sintucci, che la difende, ha sostenuto ieri in corte d’appello a Bologna che la donna non può ‘pagare’ due volte per lo stesso reato.

I fatti di cui stiamo parlando sono del 1991, quando l’italo-colombiana aveva 43 anni. Una ventina di persone tentò un’impresa illecita ed epocale. Dal Brasile partirono 400 chilogrammi di cocaina che, nascosta in alcuni cassoni di legno, dovevano arrivare con una barca in Spagna e, da qui, in tutta Europa. Sembra che la droga, pura all’80%, appartenesse a un grosso criminale colombiano.

Ma il viaggio non fu mai portato a termine. Tramite delle intercettazioni le forze dell’ordine riuscirono a sgominare la banda e ad arrestare tutti i colpevoli in Spagna. Qui le storie dei criminali prendono strade diverse, ma a noi interessa quella della cesenate. Subisce un processo, sconta la sua pena e si rifà una vita. Finché non le viene notificata la richiesta di estradizione e scopre che ha subìto un processo parallelo in Brasile, oltre che in Spagna.

All’udienza di ieri, il legale ha chiesto che la cliente non venga estradata e ha sostenuto come la situazione nelle carceri brasiliane sia insostenibile. Il pubblico ministero ha richiesto che la Corte d’Appello assuma informazioni sul luogo in cui la 70enne verrà collocata. Il giudice si è riservato di decidere.