Cesena, 2 marzo 2017 - Aumenta ancora la pressione degli investigatori su Costante Alessandri, indagato per omicidio e occultamento di cadavere in relazione alla scomparsa della moglie Manuela Teverini. Alessandri è indagato anche per detenzione di materiale pedopornografico, un’accusa che lo aveva già lambito in passato e che ora torna in ballo dopo che ieri la Squadra mobile della polizia ha nuovamente setacciato i computer della sua abitazione di Capannaguzzo. La stessa zona dove la Procura ha disposto indagini approfondite, anche con l’uso del georadar, alla ricerca del corpo di Manuela Teverini, svanita nel nulla il 5 aprile del 2000. I poliziotti guidati da Mario Paternoster sono tornati nell’abitazioni di Alessandri dove sono stati più volte negli ultimi mesi, dopo la ripresa delle indagini che hanno ricevuto impulso dalle richieste della famiglia Teverini.

La sorella Marinella, che ieri sera è stata ancora una volta ospite della trasmissione ‘Chi l’ha visto?’ focalizzata sul caso, ha commenato amaramente la novità delle indagini su Alessandri: «Per fortuna gli abbiamo tolto in tempo Lisa». La figlia di Costante e Manuela, oggi studentessa universitaria ventenne, venne affidata infatti già in tenera età agli zii, vista la condotta poco edificante del padre. E proprio il passato e le frequentazioni dell’uomo – che continua a proclamarsi innocente, dopo essere già una volta stato scagionato dalle terribili accuse – sono finite ieri ancora nell’obiettivo di ‘Chi l’ha visto?’. La trasmissione della Rai, dopo aver citato le frequentazioni con varie prostitute di Alessandri, ha rispolverato anche una vicenda che lo vide in tribunale accusato di lesioni nei confronti dell’ex convivente, una portoghese che aveva vissuto con lui a Capannaguzzo. La donna lo aveva ccusato di averla picchiata e minacciata con un coltello nel 2006, ma poi due anni dopo non si presentò al processo e Costante Alessandri venne assolto.

L’indagine per la scomparsa di Manuela Teverini ha ripreso vigore nell’autunno della scorso. Il 7 ottobre gli uomini della squadra Mobile della polizia si sono presentati a casa di Alessandri a Capannaguzzo con un decreto di perquisizione. Hanno prelevato Alessandri e hanno ricominciato le ricerche del corpo, che l’uomo disse di avere seppellito nei dintorni in una telefonata intercettata con una prostituta nel 2002. Il corpo non fu mai trovato e lui, incredibilmente, fu assolto da tutte le accuse. Accuse che sono tornate in pieno dopo le pressanti richieste della famiglia di Manuela di riaprire le indagini. La novità degli ultimi mesi è stata l’allargamento delle ricerche del corpo alla casa del fratello Franco Alessandri, che abita ad appena 300 metri di distanza. All’epoca dei fatti quella casa era in ristrutturazione. Il pomeriggio del giorno in cui Manuela Teverini scomparve nel nulla, Costante Alessandri si recò per due ore nel vicino cantiere per «controllare l’avanzamento dei lavori» e fu visto gironzolare attorno alla casa in costruzione. Le sorelle di Teverini si chiedono oggi come mai Costante Alessandri dovesse controllare l’avanzamento di lavori che lui stesso stava conducendo assieme al fratello.

La disponibilità di nuove tecnologie di ricerca,a partire dal georadar, ha portato gli investigatori a ripetere accertamenti già condotti in passato, ma per ora non sembrano emersi elementi determinanti. Il mistero iniziò la notte tra il 5 e il 6 aprile del 2000; Manuela Teverini (36 anni) si dissolse nel nulla dalla casa di Capannaguzzo dove viveva con il marito Costante Alessandri (i due si stavano separando) e la figlioletta Lisa di quattro anni, il perno della sua vita. La sua auto, una Punto Blu, venne trovata abbandonata nella zona della stazione dal fratello poche ore dopo. L’unico indagato è stato il marito Costante Alessandri che due anni e mezzo dopo, il 27 dicembre 2002, venne arrestato per omicidio e occultamento di cadavere e rimase in carcere a Forlì quasi un mese. Infatti parlando al telefono con una prostituta che frequentava si era vantato dell’assassinio della moglie. Davanti alla polizia però Costante ritrattò tutto, sostenendo che si era comportato così solo per provocare gli inquirenti sapendo benissimo di essere intercettato. Dagli scavi e da altri accertamenti non emerse nulla e così l’unico indagato nel caso venne scarcerato.