Cesena, 14 ottobre 2015 - La pioggia, a Montevecchio, non arriva mai da sola. Ogni volta che al confine tra Cesena e Mercato Saraceno il tempo si mette al brutto, la frana che dall’inizio del 2014 tiene in scacco il piccolo agglomerato di case, torna a farsi sentire, con buona pace dei residenti che in queste ore si sono ritrovati con le abitazioni ancora circondate dalla melma. «Siamo di nuovo in emergenza – il sospiro di sconforto è di Giovanni Tesei, proprietario dei due edifici minacciati che ospitano complessivamente cinque famiglie – e quello che è peggio è che i caldi mesi estivi non sono bastati a risolvere il problema. Ora abbiamo davanti lunghi periodi di maltempo che trasformeranno la terra in melma, rendendone impossibile la lavorazione. Dovremo tornare a convivere con l’emergenza».

Dopo gli interventi effettuati in extremis tra lo scorso inverno e la primavera col fango ormai arrivato alle porte delle case evacuate, i lavori strutturali erano iniziati nei primi giorni di luglio. L’importo sul tavolo doveva essere di 300.000 euro, ma al portafoglio era già stato messo mano in maniera significativa nei mesi precedenti, per organizzare la rimozione della terra scivolata fino alle case. Col sole che picchiava forte, le ruspe si sono comunque arrampicate sul crinale, iniziando a scavare briglie su più livelli. I lavori sono durati circa un mese, fino alla prima settimana di agosto, quando i fondi sono finiti e si è dovuto procedere a un altro stanziamento. A cavallo di Ferragosto è arrivato il nuovo via libera, ma gli operai sono tornati sul posto soltanto una ventina di giorni dopo, all’inizio di settembre.

«E’ stato perso tempo prezioso - lamenta Tesei – Quella melma che avrebbe dovuto sparire, è tornata. Cosa bisognerebbe fare? Non so, in un primo progetto era stata pensata una briglia in basso, per spezzare il fronte della frana, ora invece si è optato per dei canali di drenaggio dell’acqua, ma se la terra si muove, come si sta muovendo ora, i canali serviranno?». A indicare i movimenti dell’immenso smottamento ci sono i picchetti piantati sul terreno, che vengono prima avvicinati e poi fagocitati dal fango. Lo sguardo spazia su una montagna di melma, sulla quale lavora un trattore, che scava, sposta, lotta. Ma la battaglia è improba. Con l’ultima pioggia si è staccato un altro spicchio della montagna, franato sulla briglia di contenimento più alta. Lo sbarramento per ora ha retto. Continuerà farlo?