Cesena, 29 aprile 2017 - Oggi pomeriggio, alle 14 nella camera mortuaria del Bufalini di Cesena, si terranno le esequie con rito funebre musulmano di Khadija Oushi, la 33enne di origine marocchina morta dopo cinque giorni in coma. E questo dopo avere mangiato sushi per cena al Sushiko Japanese Restaurant di Savignano la sera del 16 aprile scorso; martedì prossimo la salma verrà rimpatriata in Marocco.

«Devo dire che dopo aver ingerito le prime portate mi sono sentito un peso sullo stomaco – racconta il marito Elhou Ennaoui – al punto quasi di recarmi in bagno, ma mia moglie mi ha consigliato di aspettare. Siamo tornati indietro e mentre io stavo già meglio, dopo avere rigurgitato parte di quello che avevo mangiato, per mia moglie le cose stavano peggiorando al punto tale che con fatica abbiamo raggiunto piazza Fracassi, poco distante dal nostro appartamento. Lì ha rimesso e, lamentando sempre più dolori al ventre, ci siamo avviati verso casa con difficoltà respiratorie».

Un racconto disperato quello del marito. Che ha visto la moglie spegnersi fra le sue braccia. «Una volta entrati in casa peggiorava sempre di più e mi ha detto ‘non ce la faccio più; mi raccomando accudisci il bambino anche se io non ci sarò più, ho troppo male’». E poi è svenuta. Dopo cinque giorni di coma se ne è andata.

Khadija con la famiglia, il marito Elhou Ennaoui di 42 anni ed il figlio di cinque anni risiedeva dal 2005 a Sant’Angelo di Gatteo in via Leonardo da Vinci, (prima la coppia ha abitato a San Mauro Pascoli), e tutti e tre si erano pienamente integrati con la popolazione locale, al punto che l’intero vicinato, all’indomani della tragedia così improvvisa quanto inaspettata, ha messo in atto una raccolta fondi per esprimere vicinanza concreta ai familiari rimasti.

«Ringrazio tutti coloro che ci sono stati vicini in questi momenti difficili – fa sapere Elhou Ennaoui – i medici, gli infermieri, i parenti prossimi, le famiglie, i vicini di casa che hanno promosso una colletta per il rimpatrio della salma. Non dimenticherò questa grande solidarietà e sono certo che sarebbe contenta anche mia moglie, che ora non c’è più».

Il figlio ha continuato a frequentare l’asilo, circondato dall’affetto delle famiglie del luogo; un modo per fargli elaborare un lutto del quale forse, non ha ancora piena consapevolezza. Si diceva una famiglia pienamente integrata nel contesto sociale santangiolese, il marito che lavora in un’impresa edile, è in Italia da 21 anni e parla perfettamente la lingua italiana, così come il figlio. Il 16 aprile scorso doveva essere una tranquilla serata di Pasqua a cena fuori dopo un pomeriggio trascorso in riviera ed invece è accaduto l’imponderabile. Stavano rientrando a casa ma l’ora era ormai tarda per preparare la cena, quindi avevano deciso di fermarsi al ristorante sushi.

E’ stata rianimata dal 118 prontamente giunto sul posto, ma Khadija (sofferente d’asma) rimaneva priva di conoscenza. Sulla vicenda indaga la Procura della Repubblica di Forlì.

AGGIORNAMENTO Non fu il sushi a far morire la 33enne, ma la broncopolmonite