Cesena, 8 novembre 2017 -  ​Ammanco inventariale, si chiama così in termine tecnico e non nasconde, neppure dietro al burocratese, la sua faccia delinquenziale. I furti di merce nei punti vendita fanno rabbia e condizionano i bilanci, anche se le cifre esatte sono sfuggenti. L’opinione che gira tra i commercianti, infatti, è che quasi sempre i lestofanti la fanno franca e a chi vende non resta che tentare di contenere il fenomeno e pedalare a vuoto intorno ad un argine che non c’è: un coordinamento tra istituzioni e commercio che dissuada i ladri e magari li colga in flagrante. E c’è una profonda discrepanza tra i dati ufficiali del fenomeno e i conti dei commercianti: l’idea diffusa è che denunciare serva solo a perdere tempo e a battagliare con la burocrazi. E se chi ruba lo facesse per fame?

«Se davvero il fenomeno avesse queste sembianze – dice Vanni Zanfini, presidente di Confesercenti e titolare di due supermercati Conad, quella di Case Finali e quello più piccolo della Barriera – saremmo i primi a regalare il pane e il companatico. E’ capitato che dessimo loro del pane, ce lo siamo ritrovato buttato in un angolo del parcheggio. Chi ruba sistematicamente spesso è organizzato in bande e punta alla merce costosa, oppure a generi di varia necessità che si possano smerciare su un mercato qualche volta colpevolmente compiacente».

Zanfini non lo dice ma altri confermano il sospetto che ci sia chi non si fa scrupolo di rivendere grossi tagli di parmigiano da un chilogrammo di natura chiaramente ladresca. Stesso giro viene riservato in questo momento ai prodotti di cosmesi e ai liquori. Un business tra ruberie e ricettazione dunque. «L’estate scorsa – dice Zanfini – abbiamo bloccato un ladro nel parcheggio, aveva l’auto stracarica di refurtiva, almeno 4 mila euro di valore. C’era di tutto. Da noi non è riuscito a rubare nulla poiché è stato bloccato dalla polizia. La sua faccia, che noi conoscevamo, ci aveva insospettiti». Ma non sempre sul territorio ci sono forze sufficienti per bloccare il ladro in flagrante. Dice un altro commerciante: «Nessuno ci ascolta, è come se non si credesse a questo fenomeno che, invece, è molto diffuso. Mentre la polizia arriva, quando arriva, i ladri hanno il tempo di mettere a segno il furto». Non resta, dunque, che alzare le braccia e lasciarsi derubare? «No – dice il presidente di Confesercenti – quando si è potuto attivare una reale collaborazione tra le forze di pubblica sicurezza, il Comune e i commercianti le cose sono andate diversamente. Quando però scende l’attenzione i furti ricominciano a crescere. I ladri di mestiere sanno esattamente quando colpire e lo fanno nelle occasioni in cui le forze dell’ordine sono concentrate su avvenimenti di grande rilievo, oppure in estate».