Cesena, 3 novembre 2016 - Un panorama lunare circonda il pugno di case alle pendici del Montevecchio. Terra grigia come l’argilla seccata dal sole e dal lavoro delle ruspe, scavata dai canali di scolo per l’acqua piovana e appiattita dai mesi di lotta dell’uomo contro la furia di una natura arrivata a un passo dai muri e poi ritiratasi, forse una volta per tutte, dietro i limiti di sicurezza. Giovanni Tesei, proprietario di quel fazzoletto di terra, osserva le case e ciò che resta della frana che ha rischiato di portargli via tutto, quello smottamento che ora fa meno paura, ma che non ha ancora mollato la sua presa fangosa intorno al pendio. «I lavori sono durati per tutta l’estate - commenta – e hanno riguardato prevalentemente la parte alta della montagna, quella dalla quale tante volte si sono staccati lembi di terra poi franati verso valle. Quattro delle sei abitazioni che erano state dichiarate inagibili ora sono fuori pericolo, mentre su altre due resta il divieto di entrare. Sono state realizzate briglie di contenimento e una serie di canali in grado di raccogliere l’acqua piovana e farla defluire lontano, per evitare infiltrazioni sotto al terreno che rimetterebbero in moto l’intero smottamento. E’ stata una battaglia durissima, iniziata nel febbraio del 2014, e ora sul punto di concludersi. Ma che non è ancora vinta». Il riferimento è a un ultimo cumulo ammassato a pochi passi dalle case. Tra i dieci e i quindicimila metri cubi di terra di risulta che a dirla così sembrerebbero un’enormità ma che in effetti sono circa un decimo dei 100.000 già rimossi.

Si tratta di una porzione dello smottamento all’interno della quale venne rilevata la presenza di pollina: il ritrovamento ha portato all’apertura di un’indagine e nel frattempo l’ammasso terroso è rimato lì: «Sto cercando di rivolgermi agli uffici competenti – spiega Tesei – per chiedere la rimozione anche di questa ultima minaccia, affinché le abitazioni non corrano più rischi». Nel frattempo il Servizio Tecnico di Bacino della Romagna sta ultimando i lavori di sistemazione finale per la messa in sicurezza nella parte alta del fronte. E’ quello che dichiarano il sindaco Paolo Lucchi e l’assessore all’ambiente Francesca Lucchi: «La fine dei lavori è prevista entro una paio di settimane, meteo permettendo. I terreni verranno poi riconsegnati alle proprietà, che completeranno la sistemazione nel rispetto dell’ordinanza emanata il novembre scorso e secondo quanto indicato da Arpa e Procura della Repubblica in relazione al ‘caso Pollina’. La terra in eccesso rimossa e collocata oltre la strada provinciale (i circa 100.000 metri cubi) intanto dovrà trovare altre destinazioni. Per esempio, abbiamo un confronto aperto con Hera, per un impiego nella copertura finale della Busca. Grazie alla professionalità dei tecnici della Regione, del Servizio Tecnico di Bacino e della struttura Ambiente del nostro Comune, siamo passati dall’emergenza alla sostanziale risoluzione del problema». Il Cnr di Roma infine ha avviato un progetto di studio sull’intero fronte di Montevecchio, con l’intento di metterlo definitivamente in sicurezza attraverso la piantumazione di un bosco. Perché tenere a bada le frane è un lavoro per la natura, non per l’uomo.