Cesena (Forlì Cesena), 4 novembre 2017 - Tra il fascino della scoperta e la raffinatezza del passato c’è una tubatura dell’acqua. E’ la certezza che ha avuto il team di archeologici della ditta Phoenix al lavoro nello scavo di via Strinati dal quale è emerso un meraviglioso mosaico di età romana raffigurante, tra l’altro, la prima immagine di un animale mai rinvenuta a Cesena.

I tecnici, alle prese con l’allargamento dello scavo, hanno infatti rinvenuto, sul lato rivolto verso via Righi, un altro frammento dello stesso mosaico, in questo caso con alcuni tasselli colorati di rosso mattone. Purtroppo però si tratta solo di una striscia sottile che non potrà essere collegata con la parte restante del capolavoro realizzato duemila anni fa. Il motivo è presto detto: a spezzare l’opera d’arte c’è la conduttura idrica, collocata probabilmente tra gli anni Sessanta e Settanta proprio in corrispondenza del mosaico.

Ieri intanto la soprintendenza ai Beni Archeologici ha fatto un’ulteriore ispezione al cantiere: «A fine mese sospenderemo i lavori - ha commentato la dirigente Cinzia Cavallari - per non causare disagi in vista delle festività natalizie. Fino ad allora vogliamo allungarci con l’intento di accertare l’eventuale presenza di altri reperti, senza però aprire un fronte troppo ampio. Nel frattempo abbiamo rinvenuto una nuova fossa da grano, che porta così il totale parziale a sei e una porzione di pavimentazione in cotto pesto, probabilmente anch’essa risalente all’epoca romana».

Scoprire completamente il mosaico sarà l’ultimo passo: «vogliamo cercare di preservarlo il più possibile in attesa di definire con chiarezza i passi successivi». Il riferimento è a un progetto per arrivare all’esportazione del mosaico e alla sua valorizzazione in città. L’intento è quello di farsi trovare pronti dopo le festività natalizie.

Contemporaneamente la Soprintendenza sta monitorando pure piazza della Libertà, dove a breve inizierà lo scavo nel tratto antistante la Cassa di Risparmio di Cesena. «Qualcuno – chiude Cavallari - parla di occasione persa? Sono in totale disaccordo. I ritrovamenti dei resti dell’ospedale di San Tobia, della chiesa del Carmine e del suo chiostro sono stati cruciali. Detto questo è sempre fondamentale valutare il rapporto tra costi e benefici. Proporre un rivestimento in vetro di 2.200 metri quadrati avrebbe avuto un costo altissimo, a nostro avviso non giustificato».