Cesena, 5 novembre 2017 - «Finalmente la verità è stata ristabilita: non sono una ‘cannibale’ che va in giro per la città a mordere le dita alla gente, ma una donna che si è difesa da un’aggressione dell’amante del mio ex marito, un’aggressione che avrebbe potuto costarmi la vita, se non fosse intervenuto mio figlio». Chi parla è Raffaella Beneventi, 51 anni, abitante a Calabrina, madre di tre figli avuti dal matrimonio con Fiorenzo Benvenuti, 52 anni tra poche settimane, che ora vive tra la Romagna e Tenerife, isola turistica che fa parte dell’arcipelago delle Canarie (Spagna).

La vicenda risale al maggio 2008, dopo che la donna aveva allontanato dalla propria casa il marito, avendo scoperto che aveva una relazione con Roberta Bravetti, 60 anni, originaria di Predappio. I rapporti erano molto tesi, e quando Raffaella Beneventi entrò nell’abitazione della suocera (nello stesso stabile della sua) per prendere alcuni oggetti di un figlio, fu aggredita da Roberta Bravetti che le strinse le mani al collo tentanto di strangolarla; cercando di divincolarsi, Raffaella addentò il pollice della mano sinistra della rivale Roberta e ne staccò la falange terminale che fu poi recuperata dalla suocera Alma Marzelli, 77 anni.

In seguito a questo e altri episodi ci fu uno scambio di querele e nacquero due processi che nel luglio 2014 furono unificati davanti al giudice Camillo Poillucci. A conclusione del processo il marito Fiorenzo Benvenuti fu condannato a 10 mesi di reclusione per violenza privata e minacce; la moglie Raffaella Beneventi a 2 anni di reclusione per lesioni gravi; la suocera Alma Marzelli a 1 mese di reclusione per esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

In appello a Bologna l’accusa nei confronti della Raffaella Beneventi, assistita dagli avvocati Christian Broccoli di Cesena e Stefania Zapparata di Milano, è stata ridimensionata a eccesso colposo di legittima difesa, e conseguentemente la pena ridotta a 3 mesi di reclusione. L’appello proposto da Fiorenzo Benvenuti e sua madre Alma Manzelli (entrambi difesi dall’avvocato Giovanni Principato di Forlì) è stato invece dichiarato inammissibile.

La sentenza è dell’aprile scorso, ma per renderla nota Raffaella Beneventi ha atteso che passasse in giudicato, essendo ormai scaduti i termini per un eventuale ricorso in Cassazione.

«Mi sono decisa a uscire allo scoperto – ci ha detto Raffaella Beneventi – perché tutti devono sapere come si sono svolti realmente i fatti. Chi mi conosce bene lo sapeva già e molti mi hanno aiutato, ma chi mi conosce superficialmente poteva essere stato influenzato dagli articoli in cui io ero stata definita anche una cannibale. Invece mi sono solo difesa, e l’ho fatto per me e i miei figli, e ora finalmente abbiamo un po’ di serenità».

La vicenda, però, non è conclusa: ci sono i danni subiti dalla Beneventi da determinare in sede civile, e per Benvenuti c’è il problema del mancato versamento dell’assegno di mantenimento per i tre figli (300 euro al mese): ha già subito una condanna e il 30 novembre dovrà tornare davanti al giudice per rispondere dello stesso reato.