Cesena, 9 gennaio 2018 - La ripresa delle lezioni dopo la pausa natalizia per alcuni maestri è stata con l’amaro in bocca, per altri invece ancora non c’è stata perché alcuni hanno scelto di scioperare. Ieri a c’è stato lo sciopero indetto dal Anief, Cub e Saese con l’adesione dei Cobas contro la sentenza del Consiglio di Stato o che ha negato ai diplomati magistrali prima del 2001 – 2002 il diritto ad essere inseriti nella graduatorie ad esaurimento (Gae), ribaltando i precedenti orientamenti giurisdizionali. Immaginate di aver brindato alla vostra immissione in ruolo dopo anni di precariato. Pensate alla gioia che si prova davanti alla soddisfazione della meta raggiunta. E poi poco prima di Natale arriva la sentenza che cambia tutto e che vi fa ripiombare nella precarietà e nell’incertezza più completa. Questo è quello che è accaduto a decine e decine di maestri della scuola primaria che si sono visti ritirare il riconoscimento dell’abilitazione data dal diploma magistrale. Docenti ad oggi in servizio, alcuni dei quali già in ruolo da due anni, alcuni che hanno superato l’anno di prova. 


Tra questi c’è Francesca, 43 enne, maestra della scuola primaria (elementari) del cesenate. Dopo 11 anni di precariato, quest’anno ha ottenuto l’immissione in ruolo e sta svolgendo il cosiddetto anno di prova. «Dopo aver fatto ricorso al Tar ho ricevuto una sentenza cautelare che mi ha consentito di essere inserita nelle cosiddette Gae (graduatorie ad esaurimento). Così sono stata immessa in ruolo e ho firmato un contratto in cui era presente la clausola in cui si sottolineava che il mio incarico dipendeva dal pronunciamento della sentenza definitiva. Nessuno si sarebbe aspettato un tale ribaltamento da parte dell’adunanza plenaria. Le sentenze avevano dato sempre esito positivo, ma questo pronunciamento lascia me ed altri colleghi completamente in un limbo. Dopo l’incontro tra le organizzazioni sindacali e la ministra dell’istruzione Valeria Fedeli abbiamo capito che nessuno di noi sarà cacciato dalla scuola e che potremo terminare il nostro anno, ma circa quello che ci attende a settembre nessuno sa nulla. Pensavo che prima o poi sarei riuscita a rendermi autonoma, ma anche per il 2018 dovrò condividere l’abitazione con altre inquiline, perché non ho la certezza che a settembre avrò un lavoro e quindi uno stipendio».

«Tutti coloro che hanno un contratto - sottolinea Giancarlo Garoia, segretario generale Scuola Cisl Romagna - non dovrebbero avere problemi e potranno terminare l’anno. Non ci saranno licenziamenti in corso d’anno e questo garantirà la continuità didattica. In molti, quelli la cui sentenza è passata in giudicato, non saranno lesi da questa decisione, per gli altri stiamo lavorando. In una fase come questa è difficile ipotizzare soluzioni normative, ma ci proveremo con l’aiuto dei nostri legali. L’intento è quello di non lasciare per strada nessuno, ma dovremmo evitare di regalare ruoli a chi non ha mai visto la scuola, è anche un problema di qualità!».