Cesena, 13 luglio 2017 - Serve acqua. Lo vedi dalle crepe nel terreno, che si allargano ogni giorno di più, lo vedi nelle foglie delle viti che si ingialliscono prima del tempo. E lo vedi nei livelli delle riserve idriche che si abbassano costantemente, tenendo in apprensione il mondo dell’agricoltura di casa nostra, con particolare riferimento alle aziende che operano nei territori collinari, che non possono disporre di un approvvigionamento diretto col Cer. «Il Canale Emiliano Romagnolo - spiega il presidente provinciale di Coldiretti Andrea Ferrini – prende la sua acqua dal Po nel tratto ferrarese e la convoglia fino alle nostre campagne. E’ un’opera fondamentale, la cui presenza in tante occasioni, compresa quella attuale, si è rilevata determinate per consentire l’approvvigionamento idrico necessario alle coltivazioni di frutta e verdura. Stiamo parlando di una risorsa, non di uno spreco, perché l’acqua impiega in agricoltura finisce tutta a terra e dalla terra arriva alle falde e poi ai fiumi. Tutto quello che viene dalla natura, alla natura ritorna».


Le previsioni meteo che parlano di un altro paio di settimane di caldo torrido senza precipitazioni stanno però facendo suonare campanelli d’allarme ovunque: «E’ vero – precisa Ferrini – anche il Po’ non è inesauribile e anche se per ora non ci sono allarmi, il livello dell’acqua sta scendendo. Se davvero non pioverà ancora a lungo le cose si metteranno male». In collina invece la coperta è già diventata molto corta. «Da quelle parti i collegamenti col Canale Emiliano Romagnolo non arrivano e l’unico modo per procurarsi acqua è quello di poter contare su dei bacini artificiali che possano raccogliere la pioggia durante i mesi freddi da utilizzare poi in estate. Sono anni che portiamo avanti queste rivendicazioni, ma ancora le risposte delle quali gli agricoltori hanno bisogno non sono arrivate». Lo sa bene Federico Facciani dell’azienda vitivinicola ‘La Castellana’, tra Settecrociari e Bertinoro. 
«Per rendersi conto della situazione basta una passeggiata - Facciani fa gli onori di casa sotto un sole inclemente, che brucia la terra, seccandola e aprendo fenditure che ogni giorno diventano più grandi -. Il problema è complesso e va ben oltre il solo episodio di siccità. Gestiamo questa attività da tre generazioni e negli ultimi anni abbiamo visto l’ambiente che ci circonda mutare rapidamente e sempre in peggio. O non piove, o piove troppo forte, il caldo e il freddo arrivano sempre più spesso fuori stagione e tutti gli esseri viventi, piante comprese, ne risentono».

Facciani guida lo sguardo verso una serie di smottamenti che hanno segnato le linee dei fossi e il correre dei filari delle vigne. «Sono i risultati delle frane. Ogni anno sempre peggio. Questa volta poi i problemi si sono sommati gli uni agli altri, creando una miscela esplosiva. L’ultimo inverno è stato particolarmente avaro di pioggia e a questo si è aggiunto il caldo anomalo di inizio primavera, che ha anticipato la germogliazione. Le piante più precoci sono quelle che hanno pagato il prezzo più caro, causato dal successivo abbassamento delle temperature e dell’arrivo di gelate che hanno bruciato le foglie e indebolito le piante. In questa situazione già difficile è arrivata la siccità. Stiamo tentando di resistere, attingiamo dai pozzi e irrighiamo, non per migliorare la qualità del prodotto, ma per salvare la vita agli alberi. Se è vero che per i prossimi quindici giorni continuerà a non piovere, tra due settimane la situazione sarà molto diversa rispetto a quella attuale. Probabilmente drammatica».