Cesena, 17 dicembre 2017 -  Cesena, 96.589 abitanti con un reddito pro capite pari a 20.058 euro, nel 2016 ha ‘scommesso’ 87,67 milioni in giocate complessive tra videolottery e new-slot, le macchinette presenti nei bar, tabaccherie e nelle sale da gioco: per l’esattezza i cesenati hanno scommesso 907 euro a testa. A Cesena si contano 605 apparecchi, per un totale di 6,3 macchinette ogni 1000 abitanti. Risultato che pone il capoluogo in posizione più virtuosa se paragonata a Cesenatico, Forlì, Rimini e Ravenna. I dati sono stati elaborati dalla Agenzia delle dogane e dei monopoli. Il centro meno virtuoso è in assoluto Cesenatico, dove finiscono nella fessura delle 311 macchinette 56,65 milioni di euro per un totale di ben 2.197 euro a testa, più del doppio rispetto a Cesena. Se vogliamo fare un confronto con le città vicine vediamo che a Rimini si giocano 1055 euro a testa, si spendono 157,23 milioni con 1154 apparecchi; a Ravenna, dove le videolottery e slot sono 1502, la spesa a persona è di 1030 euro, per un totale di 163,85 milioni di euro inghiottiti dalle macchinette; mentre a Forlì, dove il numero degli apparecchi scende a 727, gli indicatori delle giocate procapite ammontano a 940 euro per un totale di 110,92 milioni di euro spesi nel 2016.

E intanto da venerdì scorso è partito il conto alla rovescia per le ‘sale giochi vicino ai luoghi sensibili’ che avranno sei mesi di tempo per adeguarsi. Sì, perché le attività riconducibili al gioco d’azzardo che si trovano a 500 metri di distanza da istituti scolastici, luoghi di culto, impianti sportivi, strutture sanitarie e oratori sono a rischio chiusura. E in città se ne contano 91 su 99 esistenti.

Ma quali sono i giocatori più accaniti? «Troviamo molti uomini tra i 18 e i 50 anni – spiega la psicologa dell’associazione ‘In-se’, Chiara Pracucci – , per lo più diplomati. La caratteristica di partenza di chi inizia a giocare è spesso la solitudine: si gioca per provare quella sensazione di adrenalina e non si smette più, il gioco diventa una dipendenza e una malattia, si dicono bugie e aumentano i debiti».

Ma la tutela della salute deve essere un interesse dei vari centri distributori di macchinette del territorio. «Se uno è consapevole dei rischi legati al gioco – spiega il direttore della sala Bingo Cesenatico, Luca D’Altri – si approccia in maniera diversa. E’ dovere morale degli operatori far capire ai giocatori che c’è un rischio. Il gioco se limitato non è un problema, è l’abuso del gioco che crea problemi».