Cesena, 29 dicembre 2017 -  La ‘tassa sul morto’, l’hanno ribattezzata in Romagna. Un epiteto funereo sì, ma quantomai azzeccato per descriverla in tre parole. E se il tormentone, nato sulle pagine del Carlino, non fosse arrivato persino negli uffici della Regione a Bologna, la cosa sarebbe passata forse inosservata. Si tratta di una imposta di 112 euro al giorno che l’Ausl Romagna applicherebbe a partire dal gennaio 2018 per chi porti nella camera mortuaria dell’azienda sanitaria un parente morto in casa e non in ospedale. La pagherebbero quei cittadini residenti in comuni che non sono provvisti di una propria camera mortuaria o che non hanno stilato una convenzione con l’Ausl per ‘affittare’ la stanza per le salme. E Cesena (oltre a parecchi comuni del forlivese, ma non Forlì) rientra in questa categoria. Il sindaco Paolo Lucchi, assieme ad altri primi cittadini del territorio, ha tuonato in una missiva feroce contro l’azienda: «Questa deliberazione, dettata solo da un puro spirito di profitto, non tiene minimamente conto della ricaduta che può avere sul bilancio famigliare del defunto». E da lì sono piovute critiche a destra e a manca, dalla Lega Nord ai Cinque Stelle, dalla Uil alla Cgil, passando persino per l’ex direttore dell’Ausl provinciale Zuccatelli («a questo punto consiglio i famigliari di portare i propri malati terminali in ospedale a morire», chiosava provocatorio, ma neanche troppo).

Proprio ieri l’Ausl ha deciso di farsi sentire, bloccando tutto e garantendo che non si andrà avanti su questa strada: «Non permettiamo che passi una simile rappresentazione delle cose in quanto da molti mesi stiamo agendo proprio per giungere ad una conclusione condivisa da tutti i soggetti coinvolti – batte i pugni l’azienda –. Il tema e gli avvenimenti che trattiamo discendono infatti da una normativa nazionale rigorosa. Dobbiamo far sapere che i soggetti prioritariamente coinvolti, come i Comuni, stanno dialogando con noi da tempo per adeguarsi ad una normativa che negli anni passati ciascuno ha tentato di conciliare nei rispettivi contesti in maniera difforme. È evidente che ogni tanto emergono scadenze burocratiche che, in base al principio d’equità tra tutti i territori della Romagna, fanno da spartiacque tra un prima e un dopo. Al primo posto c’è sempre stata l’attenzione a non infierire sulle famiglie. E così sarà anche in seguito in quanto esistono anche per l’area del Cesenate le condizioni per giungere ad una forma di convenzionamento. Basta attendere i tempi tecnici».