Cesena, 24 dicembre 2017 - Tassa sulla salma all’obitorio: l’Ausl Romagna è dispiaciuta per “la modalità e il tono con cui la questione è stata posta sulla stampa”. Così la direzione dell’azienda sanitaria si esprime in una nota di replica all’articolo dedicato ieri dal Resto del Carlino alla deliberazione con la quale si introduce, a partire dal 1° gennaio 2018, una tariffa di 112 euro al giorno per la permanenza dei defunti nelle camere mortuarie degli ospedali.

Una decisione che ha suscitato anche l’indignazione dei sindaci dell’Unione Valle Savio che in una nota l’’hanno definita “sproporzionata” e dettata solo da “un puro spirito di profitto”. Una bocciatura senza appello, quella dei sindaci, che però non sembra smuovere più di tanto l’Ausl.

Il servizio, secondo l’azienda sanitaria, deve diventare a pagamento perché “il servizio di accoglienza delle salme provenienti dal territorio è una funzione che per legge è di competenza dei Comuni e non rientra nei compiti istituzionali di un’azienda sanitaria”. Sul territorio sono presenti situazioni disomogenee, dice l’Ausl, serve ordine.

Ma se alcuni comuni grandi, come Forlì, dispongono di una camera mortuaria comunale, altri come Cesena e soprattutto quelli più piccoli non hanno strutture analoghe e si appoggiano ovviamente agli ospedali. E qui, sempre secondo l’Ausl, ci potrebbe essere la soluzione: stipulare convenzioni coi Comuni. In mancanza di queste convenzioni la permanenza all’obitorio della salma del deceduto in casa dovrebbe essere pagata direttamente dalla famiglia. Insomma, qualcuno deve comunque pagare. E l’Ausl vuole evidentemente cominciare a incassare.