Cesena, 5 febbraio 2017 - La vita di comunità val bene un vaccino. In questi giorni a Cesena è partita la campagna informativa volta a far conoscere alle famiglie il contenuto della legge regionale che impone l’obbligo di essere in regola coi calendari vaccinali per poter frequentare gli asili nido comunali e privati, così come tutte le altre strutture ad essi assimilabili (spazi bimbi, baby parking e via dicendo). I pargoli coinvolti nel nostro territorio sono circa 600 e per loro la norma non lascia adito a dubbi: per vederli ammessi, i genitori devono presentare il certificato che attesta l’avvenuta vaccinazione, altrimenti le porte restano chiuse.

Per quel che riguarda le strutture comunali, mamme e papà dei bimbi già frequentanti dovranno far pervenire la documentazione (via mail a infanzia@comune.cesena.fc.it oppure a mano all’ufficio nidi 0547 - 356318) entro il 31 luglio, mentre per le nuove leve i documenti devono essere allegati alle domande di iscrizione e dunque l’iter verrà avviato nelle prossime settimane. Il provvedimento ha trovato tra le sue principali promotrici proprio una mamma cesenate, Alice Pignatti, che nei mesi scorsi aveva avviato una campagna su Facebook per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza del tema.

Verrebbe da dire dunque che il nostro territorio sia particolarmente sensibile all’argomento, ma i dati dipingono una realtà ben diversa. Il comprensorio cesenate è infatti penultimo in Regione come tasso di adesione alle vaccinazioni. Peggio di noi c’è solo Rimini. Le direttive sanitarie indicano la soglia di buona copertura, in grado cioè di garantire tutele anche alla fascia di popolazione che non può essere sottoposta alla vaccinazione, a quota 95% mentre dalle nostre parti la soglia (dati relativi al 2015 alla mano) scende fino a punte minime del 77%.

A destare ancora più preoccupazione è il fatto che dal 2010 la disaffezione ai vaccini è in forte aumento: se infatti sei anni fa praticamente tutti i sieri raggiungevano - e superavano - gli obiettivi fissati, ora dalle nostre parti questo vale solo per gli anti morbillo e rosolia. A questo accompagna l’aumento degli obiettori, che nello stesso lasso di tempo sono cresciuti dall’1,7 al 3,8%.

Il punto più basso è stato registrato dai vaccini contro il meningococco (77,8%) e proprio da qui potrebbe partire l’inversione di rotta tanto auspicata dal servizio sanitario: dopo i recenti casi che si sono verificati in Toscana e dopo l’introduzione dei nuovi vaccini (il tetravalente contro meningite A, C, W e Y125 e quello singolo contro la meningite B) l’attenzione dell’opinone pubblica è fortemente cresciuta, tanto che i servizi di pediatria di comunità stanno registrando una massiccia affluenza di persone che si mettono in fila (aspettando anche più di due mesi) per poter sottoporre i propri figli ai cicli vaccinali.

Nel 2015 in Emilia Romagna alla popolazione minorenne sono stati somministrati 512.480 vaccini, ai quali sono corrisposti 227 eventi avversi, 33 dei quali gravi (legati cioè a febbre superiore ai 39,5 convulsioni o ipotonia). Tutti si sono risolti in tempi brevi senza conseguenze.