Cesena, 2 settembre 2017 - Il sole caldo e appena un dito d’acqua. Basta così poco per accontentare l’esercito di zanzare tigre che in questo periodo sta raggiungendo il picco di massima proliferazione. «Le condizioni climatiche per loro sono state ideali – spiega l’entomologo dell’Ausl Claudio Venturelli – a partire dall’inverno mite che ha preservato le uova. Questi mesi torridi poi, che hanno praticamente sterminato le zanzare tradizionali, non hanno invece mietuto vittime tra le ‘cugine’ più agguerrite».

La differenza sta nelle abitudini di vita dei due tipi di insetti: i primi nascono e proliferano soprattutto lungo i torrenti o nelle zone dove l’acqua è più abbondante, in condizioni dunque che quest’anno sono state molto difficili da trovare, mentre ai secondi basta l’acqua di un sottovaso. Ragione per cui è fondamentale l’attenzione da parte dei cittadini, che devono costantemente impegnarsi a eliminare i ristagni d’acqua inutili e a ricambiare ciclicamente quelli necessari. Un’altra misura efficace è quella di coprire i tombini con una zanzariera, in modo tale che se anche all’interno dovessero esserci delle uova, gli insetti non sarebbero in grado di uscire. Ovviamente in quest’ottica è fondamentale la collaborazione tra vicini. Intervenire su uova e larve è meno dispendioso, più salubre e decisamente più utile rispetto all’effettuazione dei trattamenti contro gli adulti, che per di più hanno una durata limitata a pochi giorni.

«Purtroppo invece – rimarca Venturelli – la guardia si sta abbassando e molti si disinteressano del problema limitandosi a considerarlo un semplice fastidio. Ovviamente i nostri uffici i continuano a mantenere alta la guardia. Parlando di zanzare infatti i problemi non sono legati al fastidio della puntura, ma alle possibili malattie che questi insetti sono potenzialmente in grado di trasmettere, cosa che sta succedendo anche ora in diversi territori vicini: a Faenza ci sono casi di Zika, a Bologna Dengue e Chikungunya e pure a Parma e Reggio si sono registrati dei contagi. A Cesena siamo fortunatamente fermi ai casi di Chikungunya del 2007, ma i rischi sono tutt’altro che scongiurati».

La trasmissione avviene con facilità: se una persona portatrice del virus viene punta da una zanzara tigre, questa si infetta, contagiando poi tutte le sue successive ‘vittime’.

In quest'ottica è fondamentale la rapidità di identificazione della malattia e di intervento. «Quando a un medico vengono riportati sintomi di febbre persistente oltre i 38,5 gradi accompagnata a disturbi alle ossa e mal di testa, fattori che possono essere riconducibili a Chikungunya o Dengue (nei casi di Zika si aggiunge la comparsa di eritemi), parte una segnalazione al servizio di igiene pubblica che contatta il malato per ricostruire i suoi spostamenti. Nei casi sospetti viene prelevato un campione di sangue, subito inviato al centro specializzato di Bologna: in quattro ore disponiamo del risultato e siamo in grado di alzare immediatamente le barriere protettive per circoscrivere i rischi di contagio».