Cesena, 12 aprile 2017 - Il Consiglio d’amministrazione della Cassa di Risparmio di Cesena ha approvato all’unanimità la relazione annuale al 31 dicembre 2016 che sarà presentata all’assemblea convocata per il 27 aprile alle 11.30 al Carisport.

«I risultati dell’anno 2016 – sottolinea il direttore generale Bruno Bossina – riflettono le azioni che la banca ha messo in atto per intraprendere in maniera sostenibile il proprio percorso di rilancio. Un rilancio che parte proprio dagli interventi di forte discontinuità del piano industriale 2016 - 2019, che ha costituito uno dei presupposti fondamentali per l’aumento di capitale di 280 milioni di euro dello Schema volontario del Fondo interbancario di tutela dei depositi».

«È stato il primo intervento dello Schema volontario per garantire la continuità aziendale di una banca esposta al rischio di dissesto – ha aggiunto il presidente Carmine Lamanda –. Ciò è avvenuto in un contesto difficile, di incertezze economiche e istituzionali e ci ha consentito di recuperare un quadro di affidabilità oltre la nostra dimensione».

«Nel 2016 il margine operativo – si legge nel comunicato emesso dalla Carisp –, al lordo degli oneri non ricorrenti, è stato di 33,3 milioni di euro, in linea con gli obiettivi contenuti nel piano industriale. L’esercizio trascorso è stato caratterizzato da una contrazione generale dei ricavi da attribuire soprattutto alla debolezza del margine di interesse (-16,1%) ascrivibile ai livelli dei tassi di sistema ai minimi storici. Il margine di intermediazione ha registrato un decremento del 26,4% rispetto all’anno precedente attestandosi a 121,7 milioni di euro, risentendo anche del minor apporto dell’utile da negoziazione (-26 milioni). L’andamento dei costi invece evidenzia un consistente risparmio da ricondurre alle spese amministrative che hanno registrato una diminuzione di 3,3 milioni di euro rispetto al 2015».

Il bilancio 2016 si è chiuso con una perdita di 65,9 milioni di euro, rispetto ai 252 milioni di perdita del 2015; hanno influito in misura significativa gli oneri straordinari sostenuti per l’uscita volontaria di 128 persone nel corso del 2017 e di 28 nel 2018, oltre la razionalizzazione della rete territoriale con la chiusura di 27 filiali.

La raccolta dalla clientela ammonta a 5,182 miliardi di euro (-17,39% sul 2015); la flessione dei volumi rispetto all’anno precedente si è concentrata principalmente nel primo semestre. Inoltre c’è stato un riposizionamento: la raccolta gestita è incrementata del 3,24%.In calo anche il saldo degli impieghi, pari a 2,576 miliardi (-13,81%) al netto dei fondi rettificativi. Nel 2016 sono stati erogati 151 milioni di euro, di cui 114,6 milioni attraverso mutui.

La copertura dei crediti deteriorati si attesta complessivamente al 52,2%. Nel dettaglio, la copertura delle sofferenze è del 65,1% e quello delle inadempienze probabili è del 35,7%. A questo proposito sarebbe in dirittura d’arrivo la cessione di 1,1 miliardi di crediti deteriorati al 35% del valore nominale, il che consentirebbe di effettuare l’operazione senza perdite.

Il patrimonio netto del Gruppo, al netto della quota di pertinenza di terzi, ammonta a 322,1 milioni di euro, rispetto ai 107,8 milioni di fine 2015. A fine 2016 gli indici di solidità patrimoniale erano sopra i limiti minimi indicati da Banca d’Italia: Cet 1/Tier1 al 10,04% e Total Capital Ratio al 12,24%.

«Il processo di rinnovamento che la banca sta percorrendo non è terminato, anche se in questi mesi molto è stato fatto. I primi concreti segnali di ripresa si vedono già dal preconsuntivo del primo trimestre 2017 che evidenzia una netta inversione di tendenza, con un incremento del 14% sul trimestre precedente dei proventi tipici dell’attività bancaria, ossia interessi netti e commissioni» conclude Bruno Bossina.