Cesena, 7 aprile 2017 – Nelle cronache bancarie che riempiono le pagine dei giornali e i siti che si occupano di economia e finanza tiene banco la questione dei crediti deteriorati che costringono le banche a forti accantonamenti che ne appesantiscono i bilanci. Molti istituti di credito se ne liberano cedendoli a poco prezzo, dal 10 al 40% del valore nominale del credito, a fondi specializzati. Insieme ai crediti deteriorati vengono cedute le garanzie, solitamente ipoteche su immobili.

La questione riguarda da vicino anche la Cassa di Risparmio di Cesena che sta trattando con un fondo la cessione di oltre un miliardo di euro di crediti deteriorati, per la grande maggioranza sofferenze, cioè crediti che sarà molto difficile recuperare.

I commentatori economici, però, stanno cominciando a porsi la domanda se questo modo di fare, caldeggiato soprattutto dalla Banca d’Italia, sia il più corretto per la stessa banca che cede i crediti deteriorati, per i debitori (famiglie e aziende) e per l’economia territoriale.

Il caso della Carisp è emblematico: il miliardo di crediti classificati come sofferenze (quasi un terzo del totale) sono coperti da accantonamenti per il 66% del loro valore nominale. Per non accusare ulteriori perdite, quindi, la Carisp potrebbe cederli al 34% del valore nominale, ed è quello che sta facendo. Ma il valore degli immobili dati a garanzia non si è ridotto di due terzi negli ultimi dieci anni, da quando è iniziata la crisi economica che ha colpito soprattutto il settore immobiliare. Se la Carisp riuscisse a cedere sul mercato gli immobili avuti in garanzia alla metà del loro valore originario, otterrebbe prima di tutto un vantaggio economico, ma anche sociale: una famiglia con un appartamento da 100mila euro pignorato farebbe i salti mortali per trovare 50mila euro da qualche amico o parente: in questo modo la famiglia riacquisterebbe la casa e la reputazione, e instaurerebbe un rapporto di gratitudine verso la banca. Inoltre la ricchezza resterebbe sul territorio anziché andare ai fondi che sono prevalentemente esteri, e il mercato immobiliare non si deprimerebbe ulteriormente.

«Seguiamo con attenzione l’evolversi della situazione – l’evolversi della situazione – ci ha detto Bruno Bossina, direttore generale Carisp – ed esaminiamo ogni proposta: se l’offerta è interessante apriamo una trattativa, altrimenti la respingiamo».