Cesena, 7 dicembre 2017 - Lavorare a Cesena significa poter contare su retribuzioni mediamente più basse rispetto a gran parte delle altre province della regione. Il dato emerge da uno studio effettuato da Job Pricing, che ha ricavato informazioni dagli iscritti alla sua piattaforma che tra il 2014 e il 2017 hanno scelto di dichiarare le rispettive buste paga.

Stpendi, la classifica dell'Emilia Romagna

Il database dei profili retributivi è costituito da circa 320.000 osservazioni e da queste è scaturita una graduatoria dalla quale emerge che la Regione Emilia Romagna è la seconda a livello nazionale, dietro alla Lombardia, in termini di retribuzione annua lorda dei lavoratori dipendenti, che arrivano a una quota media superiore ai 30.000 euro. Il dato è però ampiamente ridimensionato nella provincia di Forlì Cesena, dove la cifra media scende a 27.726 euro, un importo che vale la 51esima posizione su scala italiana (su 107 province) e la penultima in ambito regionale, davanti (di poco meno di quattrocento euro) alla sola Rimini. La differenza rispetto alla media emiliano romagnola è di -8,5% e per di più lo studio indica anche un peggioramento di nove posizioni.

«Non mi piace il gioco di prendere un dato e di costruirci sopra una teoria - commenta il segretario di Confartigianato Stefano Bernacci -. Serve una lettura complessiva della situazione, altrimenti si rischia di fare confusione. Non contesto l’analisi presentata, ma rimarco che il nostro territorio vanta molte peculiarità che non possono essere trascurate e che di certo hanno influenzato la rilevazione. Il 90% delle realtà imprenditoriali attive a Forlì Cesena sono di piccole e medie dimensioni, tipologie più parcellizzate, che garantiscono livelli retributivi inferiori, anche perché nella maggior parte dei casi il tipo di professionalità richiesta è di livello medio o basso. I quadri dirigenziali sono meno folti. Ovviamente la situazione economica nella quale ci troviamo non è completamente rosea, ci sono ancora settori in difficoltà, come quelli legati ai consumi o all’edilizia, ma facendo un discorso complessivo, il nostro territorio è uscito dagli anni bui della crisi e la crescita si sta facendo sempre più robusta. E’ un dato di fatto».

Ottimismo traspare anche dal fronte sindacale: «L’area di Forlì Cesena – rimarca il segretario generale della Cisl Romagna Filippo Pieri – a mio avviso non merita una posizione così bassa. Nell’effettuare le valutazioni è importante considerare che in questa terra ci sono ampie sacche di lavoro stagionale, come quello nella riviera o negli stabilimenti avicoli e poi sì, le mansioni offerte propendono decisamente verso i quadri operativi, piuttosto che su dirigenziali. Ovviamente nelle buste paga questo aspetto incide. In linea di massima il territorio nel quale viviamo riesce a rispondere in maniera più solida agli anni bui delle crisi, ma d’altro canto la ripresa avviene più lentamente».

Luca Ravaglia