Cesena, 25 agosto 2017 - Sindaco Paolo Lucchi, la Lega Nord propone un referendum dove chiederà anche l’autonomia della Romagna dall’Emilia. La Romagna è una regione?
«No, è un territorio che ha molte identità, non solo una, e che ha la caratteristica di saper fare molte cose assieme e sapersi vendere benissimo. È più un modo di essere».

Quindi niente separazione.
«Questa regione ha in questo momento i migliori dati nazionali, gli stessi della Baviera. Chiunque viene dall’estero ci dice continuamente ‘voi qui sì che state bene’, l’Europa ci chiede di ridurre la spesa pubblica e la Lega propone un’operazione anti-storica».

E perché non far esprimere i cittadini?
«Loro sostengono che abbiamo paura di confrontarci con i cittadini. Ma ho l’impressione che siano loro ad avere questo problema. Io giro tantissimo, vengo anche criticato per questo, e nessuno chiede di distaccarsi dall’Emilia».

E cosa chiedono i romagnoli secondo lei?
«Migliori servizi e infrastrutture. E questo obiettivo si può raggiungere migliorando il rapporto con la regione»

Come?
«Anticipando i tempi dell’innovazione, come ad esempio abbiamo fatto sull’acqua, con una diga che dà acqua a tutta la romagna e che è di totale proprietà pubblica. Lo abbiam fatto anche con l’Ausl unica».

Che è unica ma ha tre sistemi informatici diversi che non dialogano tra loro.
«Vero, non non ho detto che è tutto perfetto. Non si è stati bravi una decina di anni fa e non siano stati bravi ad accelerare. Ma i problemi informatici si risolvono, quelli medici sono più complicati. E su questo ogni anno assumiamo centinaia di persone, soprattutto personale medico e infermieristico».

E la provincia unica?
«Il referendum di dicembre ha lasciato in eredità le province, che non voleva nessuno. Siccome ce le dovremo tenere a questo punto è bene decidere cosa farne. E noi vogliamo fonderle in un’unica struttura, so che Bonaccini è d’accordo».

Unire tre contenitori vuoti significa ottenerne uno più grande, ma sempre vuoto.
«Infatti alla Regione dovremo chiedere un benefit che deve portare più risorse per chi si fonde».

Sul modello della fusione dei comuni?
«Esattamente, del tutto simile».

Prima però servono molti passaggi.
«I tre consigli provinciali dovrebbero decidere, poi i 73 comuni della Romagna votare a maggioranza, poi c’è il passaggio di carattere parlamentare obbligato».

E i tempi si allungano. Tentiamo l’impossibile: una previsione sul progetto?
«Noi ci mettiamo pochi mesi a fare la parte che ci compete, c’è però poi la parte romana. Poiché sarà un ente di secondo livello e molte elezioni amministrative saranno nel 2019, secondo me quella è la data per farlo partire».

 

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