Cesena, 4 febbraio 2017 - La Corte dei Conti non fa sconti. L’ex consigliere regionale dem Damiano Zoffoli deve pagare il suo conto con la giustizia tributaria. In tutto 1.521 euro. Da dividere con il suo ex capogruppo di partito, Marco Monari, responsabile – per la giustizia – dei mancati controlli sulle spese dei suoi uomini e finito, pochi anni fa, nella maxi inchiesta sulle spese pazze in Regione.

Il conto non dovrebbe mandare sul lastrico l’attuale europarlamentare piddì e, ma questo lo decideranno gli elettori, neppure a ramengo la sua ascesa nel firmamento politico del vecchio continente. Epperò un punto i magistrati lo mettono a segno, grazie anche alla sentenza 235 del 2015 con la quale i giudici della Corte costituzionale hanno respinto al mittente le proteste della Regione.

Nello specifico infatti, i vertici delle torri bolognesi avevano sollevato la questione del conflitto di attribuzione. In pratica sostenevano che la procura contabile avesse avviato delle indagini sui gruppi consiliari sulla base di notizie apparse sulla stampa. Chi ha sbagliato, scoop o meno, deve comunque pagare. E nelle sue motivazioni la Corte dei conti, a proposito di Zoffoli, parla chiaro: «... sussiste l’elemento soggettivo della colpa grave che connota il comportamento dei convenuti per il grave scostamento dalle elementari regole di gestione e rendicontazione». Punto.

Regole che avrebbero dovuto rispettare sia il consigliere Damiano Zoffoli sia il suo capogruppo Marco Monari. E non per eccesso di zelo ma semplicemente perché, in base alla stessa normativa regionale, si deve fare così. Chi utilizza risorse destinate al funzionamento dei gruppi deve giustificare e, chi vigila, cioè il capogruppo, deve esigere la pezza. Su larga scala l’inchiesta della procura contabile ha dimostrato che spesso non funzionava in questo modo. Zoffoli e Monari sono condannati a risarcire la Regione di poco più di 700 euro a testa. Soldi che andranno nelle casse della Regione e, indirettamente, nelle tasche della popolazione dell’Emilia-Romagna. La Corte dei conti è stata chiara: allora fu danno erariale. Trasversale a tanti partiti, consapevole o meno che fosse.