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"Ferita da un colpo di fucile nel mio giardino"

Marina Bianchi, 51 anni, racconta l’incidente avvenuto a Roncofreddo

 

di Ermanno Pasolini

Marina Bianchi impallinata nel suo giardino (Foto Pasolini)
Marina Bianchi impallinata nel suo giardino (Foto Pasolini)

Cesena, 25 settembre 2013 - UNO SPARO, un rumore sordo, e subito dopo un dolore lancinante ai glutei. Pochi secondi e Marina Bianchi, 51 anni, residente a Savignano, ha capito di essere stata raggiunta da un colpo di fucile. Molto probabilmente sparato da un cacciatore. Il fatto è accaduto domenica 15 settembre, mentre la donna era impegnata a fare giardinaggio nel terreno dell’abitazione del compagno a Roncofreddo, in aperta campagna.

Era mattina, all’incirca le 11.20, e Marina Bianchi si stava rilassando curando le piante e rastrellando il fogliame quando qualcosa è andato storto. In particolare è andata storta la traiettoria dei pallini sparati quasi sicuramente da un cacciatore che si trovava nelle vicinanze. Sembra addirittura che l’uomo, quando è accaduto l’incidente, fosse all’interno della proprietà privata del compagno della donna. Bianchi ha sporto denuncia ai carabinieri di Roncofreddo contro ignoti. I militari ora sono alla ricerca dell’uomo che avrebbe anche avuto un battibecco con il compagno della donna, subito dopo il fatto.

MARINA Bianchi, com’è andata?
«Ho sentito un dolore forte e subito ho iniziato a gridare per la paura e per il dolore. Poi mi sono avviata verso casa per chiedere aiuto al mio compagno che si trovava all’interno dell’abitazione».

Non ha perso i sensi?
«No. Ce l’ho fatta a rialzarmi e il mio compagno, sentendo le mie grida, è uscito dalla casa e mi è venuto incontro per chiedere cosa fosse accaduto e perché urlassi».
 

Ha notato qualcosa di strano in giro?
«Il mio compagno ha notato un cacciatore a una distanza di 50-60 metri, gli ha urlato contro che mi aveva colpito, ma questo gli ha risposto in maniera offensiva e si è allontanato. Il cacciatore era alto circa un metro e 70, robusto, vestiva indumenti da caccia e aveva un cappellino bianco. Nelle vicinanze non sono stati notati altri cacciatori».

E una volta arrivata in casa che avete fatto?
«Abbiamo chiamato i carabinieri di Roncofreddo e poi mi sono fatta accompagnare al pronto soccorso di Savignano».

Il referto?
«Mi hanno riscontrato tre piccoli fori superficiali con ematoma al gluteo destro. Mi hanno dato una prognosi di dieci giorni. Ho dovuto prendere antibiotici; sento ancora male quando sono seduta».

Nessuna notizia del cacciatore impallinatore?
«Purtroppo no. Mi piacerebbe tanto sapere chi è che va in giro a caccia e inizia a sparare in un terreno privato, vicino a una casa. Lui sicuramente ha visto qualcosa muoversi dietro agli arbusti e ha sparato, credendo che fosse un un animale. Questo però non gli può dare il diritto di sparare a caso, per di più in una proprietà privata».

Crede di aver corso il rischio di essere uccisa?
«Certo. Ed è per questo che mi sono decisa a denunciare tutto. Voglio che queste cose non accadano più. A me è andata più che bene, anche se sento ancora male. Ma poteva anche accadere l’irreparabile».

Quell’uomo potrebbe essere incriminato anche di tentato omicidio?
«Io non ho fatto la denuncia ai carabinieri di Savignano con questa accusa, ma solo per rilevare un fatto che non avrebbe dovuto capitare. Non mi interessano le assicurazioni dei cacciatori, ma solo che imparino a rispettare le regole della caccia e, prima ancora, le persone e le proprietà private».

Se dovese essere individuato, cosa chiede che venga fatto a questo cacciatore?
«Come minimo che gli venga tolta la licenza e che gli portino via il fucile. Anche perché, riconoscendo di avere sbagliato, invece di mandare a quel paese il mio compagno, poteva e doveva fermarsi e almeno chiedere scusa. Quell’uomo è stato anche un grande maleducato».

Ora cosa ha intenzione di fare?
«Sto preparando una lettera da inviare al sindaco di Roncofreddo dove chiedo una maggiore vigilanza, soprattuto nei fine settimana, a tutela dei residenti. E dalla mia parte ho anche altri roncofreddesi che, pur non avendo subito fortunatamente incidenti di questa gravità, sono costretti a subire spesso i disagi arrecati da questi cacciatori che non hanno rispetto per alcuno».

Ermanno Pasolini

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