Civitanova, 15 dicembre 2017 - Non ha fatto in tempo ad appendere definitivamente al chiodo le reti, con la demolizione già dietro l’angolo, che sono arrivati i ladri ad alleggerirla. Triste destino per la Ennio Calderoni, uno dei tre pescherecci civitanovesi dello strascico (altri due seguiranno a ruota tra mercoledì e venerdì della settimana prossima) che hanno cessato l’attività la settimana scorsa dopo che il ministero ha comunicato ufficialmente il via libera alla loro rottamazione, con tanto di indennizzo per i proprietari. La barca era ormeggiata da venerdì sulla sottobanchina del molo sud e qualcuno, l’altra notte, ha pensato bene di introdursi di soppiatto a bordo con intenti furtivi. «Per fortuna avevamo già tolto da lì le apparecchiature più costose, a cominciare da quelle elettroniche – ha detto ieri l’armatore, il civitanovese Marino Calderoni –. C’erano però ancora svariati attrezzi di buon valore: alcuni addirittura nuovi, che tenevamo a bordo come pezzi di riserva. Il danno economico? Lo stimo attorno ai mille euro». È possibile che il ladro sia uno dell’ambiente.

Per entrare negli ambienti protetti del peschereccio non ha dovuto fare ricorso a effrazioni. Niente scasso, dunque. Ha cercato la chiave utile ai suoi scopi, l’ha trovata e ha varcato in scioltezza tutte le porte. La refurtiva consiste in una smerigliatrice, una motosega, una mola, un paio di pompe sommerse, un manometro per misurare la temperatura dell’acqua nel motore e poi altro ancora.

C’erano  degli ulteriori congegni e macchinari appetibili (e pure le reti, scomode da portar via), ma il ladro era evidentemente già pago così e non s’è prodigato per una spoliazione assai sistematica.

«Ero ancora a bordo – ha spiegato ancora l’armatore Calderoni – verso le 20 di mercoledì. È verosimile che il furto sia stato messo a segno in un frangente successivo della serata, prima del rientro a terra dei pescherecci. Più improbabile che sia successo nel pieno della notte, perché l’afflusso dei primi vongolari poteva nuocere al mariuolo». Viene da pensare che abbiano agito almeno in due: il ladro e con lui un palo. In porto ci sono da alcuni mesi telecamere di nuova generazione e sufficientemente «profonde» per dare una mano nelle indagini. Vedremo se, almeno stavolta, si arriverà a stanare il colpevole (o i colpevoli) del furto nel motopesca. Nell’anno in corso sono stati consumati in porto circa una mezza dozzina di furti all’interno delle barche. L’ultimo (anzi, il penultimo) risaliva a meno di un mese fa.