Civitanova, 7 otttobre 2017 - Inquietante episodio ieri all’alba in via Leonardo da Vinci, all’interno della sede della Proteus Pesca srl, società di import e distribuzione di prodotti ittici. Erano circa le 4.30 e nel locale fervevano i lavori per la preparazione delle casse di pesce destinate alla clientela. All’esterno diversi operatori commerciali erano in attesa, pronti a ritirare i loro ordini, per poi ripartire verso le varie destinazioni. A un certo punto ecco l’imprevisto. Un giovane di colore, nigeriano, forse ubriaco, forse drogato o più semplicemente fuori di sé, si porta davanti al locale, urlando frasi sconnesse in lingua inglese mista a un italiano stenterello. Perplessità dei presenti; qualcuno cerca di calmarlo, ma senza risultato.

Anzi, il giovanotto entra a un certo punto dentro il locale, grida, minaccia, canta, ride e accenna anche a qualche passo di danza. Le attività si bloccano; c’è in tutti curiosità mista a preoccupazione. Lo straniero, infatti, è fisicamente ben messo, alto, robusto, e non si sa mai. Poi il fatto che in qualche modo pone anche fine allo spiacevole intermezzo. Tra i dipendenti della Proteus Pesca srl, infatti, c’è Seme Camara, 39 anni, chiamato simpaticamente «Big Babà», un senegalese laborioso e buono come il pane, ma non disposto a subire più di tanto. Appena si accorge della sua presenza, lo sconosciuto punta dritto su di lui pronunciando frasi inglesi.

«Big Babà», che parla francese, lo tiene a bada e non risponde, anche perché non lo capisce. Quando però il ragazzo gli si fa sotto in modo provocatorio, sghignazza, lo spinge una, due e tre volte, e di fronte al suo atteggiamento passivo gli molla persino un ceffone, «Big Babà» decide di porre fine all’insana sceneggiata. Uno scontro tra giganti. Se infatti lo strano giovane è fisicamente ben piazzato, lui, con la sua stazza di quasi due metri e un peso proporzionato al tutto, non lo è da meno. E per di più, in Senegal, il suo papà, che di mestiere faceva l’agente di sicurezza, lo ha educato alla scuola di autodifesa, che da noi corrisponde più o meno a quella delle arti marziali. Di fronte alla violenza, allora, dimentica le buone maniera, si scrolla di dosso lo spirito improntato a pazienza, e per autodifesa gli molla un cazzottone che lo mette ko. Le spintarelle passino pure, avrà pensato tra sé «Big Babà», ma lo schiaffo proprio no.

Una volta steso a terra, inoltre, pesca dai suoi ricordi giovanili la mossa marziale che gli consente di neutralizzare ogni movimento del suo antagonista. Il quale per oltre un’ora cerca di liberarsi da quella morsa, ma inutilmente. Poi arriva la polizia e con essa un’ambulanza della Croce Verde. Al ragazzo viene praticata un’iniezione sedativa e tutto finisce lì. Gli agenti della polizia lo caricano in auto e lo portano con loro. Il resto è ignoto ai titolari e ai dipendenti della Proteus, che ripigliano il lavoro, al pari dei clienti che loro malgrado sono stati testimoni dell’increscioso fuori programma. Il fatto accaduto alla Proteus era stato preceduto da un’altra chiassata con lo stesso protagonista, che davanti alla stazione ferroviaria, verso le 4, si era messo a cantare a squarciagola delle canzoni rap, svegliando mezzo quartiere. L’arrivo di polizia e carabinieri lo aveva rimesso in senno, ma non per molto. Con quattro salti il nigeriano aveva svicolato facendo perdere le tracce, salvo riapparire poco dopo davanti alla ditta.