Civitanova, 16 dicembre 2017 - Critiche al sindaco, Ciarapica passa alla diffida e minaccia querele nei confronti degli autori di post sui social. Con una delibera di giunta (420/2017) viene affidato all’avvocato Gian Luigi Boschi l’incarico di presentare diffide nei confronti «dei soggetti responsabili – si legge nell’atto – delle condotte diffamatorie». Sotto accusa giudizi espressi sui forum di dibattito di pagine Facebook. «Interventi – specifica la delibera – su diversi temi della vita amministrativa cittadina, che varcano il confine della libera espressione, delle idee, del diritto di critica politica e travalicano in offese lesive della dignità, dell’onore, dell’integrità morale del sindaco e degli altri amministratori e che, conseguentemente, possono configurare gli estremi, a norma del codice penale, del reato di diffamazione a mezzo stampa ai danni del sindaco e degli amministratori, quindi gettare discredito sul Comune e sulla sua immagine».

Da qui la decisione di «autorizzare il sindaco a porre in essere ogni azione volta a salvaguardare la propria immagine e onorabilità come rappresentante legale dell’ente, avvalendosi del patrocinio legale». L’avvocato è Boschi. A lui era stato chiesto – ma anche ad altri colleghi, a Mario Perugini e allo studio Silvia e Maria Gioia Squadroni – di presentare un preventivo. Il miglior prezzo lo ha fatto Boschi, che in fase di diffida non percepirà compenso, quantificato invece in 1.167 euro se voleranno le querele. «I nomi di chi ha fatto critiche che ritengo lesive della mia onorabilità – spiega Ciarapica – li ha in mano l’avvocato. Sono state fatte insinuazioni gravi sulla mia onestà. Il confronto aspro in politica ci sta, essere accusato di disonestà no. Sono state usate parole come corruzione, occorre mettere un freno. Toni violenti di Vince Civitanova quando eravamo all’opposizione? Abbiamo criticato e fatto satira nei limiti. Iniziativa intimidatoria? No, non è questo l’obiettivo». Il responsabile del servizio finanziario, Marco Passarelli, ha dato parere favorevole alla delibera soltanto se il costo «si configurerà quale patrocinio finalizzato a tutela per l’interesse dell’ente pubblico».