Civitanova Marche, 30 marzo 2017 – Agli ordini dell’allenatore Massimo Scoponi, ieri pomeriggio, per gli allenamenti del mercoledì, in campo si è presentata soltanto mezza squadra della Civitanovese; anzi, meno. Tutti gli altri giocatori hanno aderito al proclama affidato ieri al post di un sito internet, fatto le valige e ripreso la strada di casa. Per loro il calcio, almeno per adesso, se ne andrà in soffitta e gli scarpini saranno appesi al classico chiodo. Il prossimo anno si vedrà. Sono ragazzi che hanno dei numeri e un accasamento lo troveranno di certo, nella speranza che sia più dignitoso di quello offerto dalla Civitanovese.

Ad allenarsi, ieri, i giocatori Speranza, Vallesi, Busato, Mancinelli, Rapagnani, Cesca, Acatullo e Marengo; a fare le valige, invece, Tortelli, Ferrieri, Calvarese, Vallorani, Cichella, Battisti, Di Natale e Maresca, che andranno a fare compagnia a Enow, Sindaco e Baiata, che le valige le avevano già fatte il giorno prima. Domenica contro il Pineto bisognerà fare di necessità virtù, e Scoponi dovrà attingere a piene mani dalla squadra juniores.

Per i partenti, una decisione definita «sofferta ma necessaria», maturata in un clima che era diventato irrespirabile. Ieri si sono presentati puntualmente al campo, alle 15, ma non hanno indossato la muta da calciatori, si sono fermati davanti all’ingresso principale del polisportivo e poi se ne sono andati. «Non è solo sfiducia, ma stanchezza mentale – dicono in coro –. Non c’è serenità, né si vede una via di uscita». La parte economica interessa relativamente, fanno capire, ma si tratta di una questione di dignità e di rispetto. Pesa su tutto un rapporto inesistente con la società, le promesse al vento del presidente, «che abbiamo incontrato un mese e mezzo fa, ci ha dato garanzie e fatto promesse senza che ne sia stata rispettata una». «C’è tra noi chi viene in treno o con l’auto propria senza neanche avere un rimborso delle spese – aggiungono –. Viviamo un isolamento impossibile da reggere. Noi avremmo voluto arrivare alla fine del campionato, ma non sono queste le condizioni. Ci dispiace per i tifosi e per noi stessi, ma non ce la sentiamo di andare avanti». Il problema per la Civitanovese, oggi più che mai, è sempre e soprattutto quello di andare avanti, finire il campionato ed evitare ulteriori umiliazioni, come potrebbe essere la radiazione.

Movimenti impercettibili intorno si cominciano ad avvertire, ma alla luce delle esperienze passate, ci si va con molta cautela. Si vocifera dell’interesse di una probabile cordata già operativa sul fronte dei settori giovanili; nella tarda serata di ieri, un altro incontro era in programma con un gruppo di imprenditori del territorio, oltre a quello di una delegazione di tifosi con il presidente Giuseppe Cerolini. Vagamente, infine, sembra riaffacciarsi alla ribalta anche il nome di Giovanni Monorchio, un imprenditore già chiamato in causa ai tempi di Patitucci. Siamo però sempre e soltanto sui si dice, voci incontrollate, ipotesi oggi avanzate e magari domani smentite. È il momento più brutto della Civitanovese: ora la realtà è questa.