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INCHIESTA DEL GUERIN SPORTIVO

Potenza Picena, il paese dei tarocchi
Ma i passaporti sono tutti in regola

Tutto ebbe inizio con Gabriela Sabatini, che ha origini in questo angolo di Marche. Poi Camoranesi, che nello stesso Comune è diventato italiano (senza farsi vedere). Infine l’esplosione dei brasiliani: Renan, Paulo César e il romanista Cicinho, addirittura residente in una delle vie locali

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da Guerin Sportivo, di Mario Tenerani

Il Paese del calcio esiste e non è conficcato nel cuore di una favola. Anche se quello che stiamo per raccontarvi ha qualcosa di fantastico. Di più, di irreale. Il paese del calcio ha un nome e un cognome: Potenza Picena. E' bello e ricco di 2.000 anni di storia, essendo sorto da una colonia romana. Da 237 metri di altitudine si gode il mare di Porto Recanati (a dieci minuti d'auto), si godono le dolci colline, il monte Conero laggiù in lontananza. Il paese del calcio è in provincia di Macerata e ha una media demografica da primato: ogni 3 mila abitanti c'è un calciatore professionista.

Incredibile no? E per non farsi mancare niente pure una tennista di fama planetaria: Camoranesi, Cicinho, Paulo César, Renan e per l'appunto Gabriella Sabatini. Moltiplicate per 5 e otterrete la comunità di Potenza Picena: 15 mila abitanti. Piccolo luogo ma di grande ospitalità. Anche troppa vista la vicenda.Unico denominatore di questi campioni un passaporto che rende tutti italiani, dunque comunitari. Potenza di Potenza Picena. Tutto legale certo, ma molto singolare. Come se da queste parti una calamita attraesse giocatori desiderosi di misurarsi sul palcoscenico continentale. E allora proviamo a rimettere le caselle al loro posto.

Abbiamo un canovaccio interessante, si sviluppa su tre attori protagonisti: un sindaco, un extracomunitario a caccia dei suoi avi e un'avvocatessa che si è specializzata a trovarli. Adesso serve una data. Eccola: 23 maggio 2003, quando Gabriella Sabatini, argentina, decide di prendere la cittadinanza nel nostro Paese. Tutto nasce da lì. Non resta che salire in auto, re di una vicenda intrigante. Autostrada A14, Bologna-Taranto, uscita Loreto-Porto Recanati. Un po’ di strada, qualche curva e siamo nella sede del Comune di Potenza Picena. Poco prima di entrare, nella piazza Leopardi, sottostante al municipio, troviamo il primo indizio: la “Piramide de Mayo”, riproduzione esatta e unica dell’imponente monumento collocato in Plaza de Mayo, a Buenos Aires, simbolo della rivoluzione patriottica del 1810.

Che c’entra Potenza Picena con l’Argentina? C’entra. E parecchio. Certamente più del Brasile di cui parleremo dopo. Alla fine dell’800 ci fu un massiccio movimento migratorio di marchigiani in Argentina e Potenza Picena dette il proprio contributo, tanto che a Buenos Aires esiste un’associazione di potentini che tiene vivo il collegamento con la propria regione d’origine.


Ma torniamo nella sede del Comune. Ottima accoglienza, massima disponibilità, nessuna voglia di nascondersi. Fa gli onori di casa Nico Coppari, capo delle relazioni esterne. Insieme a lui il vicesindaco
Mirko Rastelli. Il sindaco, Sergio Paolucci, in carica dal 2004 (il mandato scadrà a primavera), ci riceverà tra poco. L’anticamera serve a mettere a fuoco il primo passaggio: Gabriela Sabatini è una storia a parte. A Potenza Picena la adorano. Non a torto. "Qui" raccontano "vive la cugina di suo padre, la signora Gianfranca. Gabriela, fin da piccola, dal nonno David potentino doc, ha sempre sentito parlare delle sue radici. E così ha deciso di prendere la cittadinanza italiana. Quel giorno c’è stata una festa incredibile: Gabriela ha giocato a tennis con i bambini del paese e da allora, senza che noi le avessimo chiesto nulla, è diventata testimonial nel mondo di Potenza Picena. È una persona eccezionale, ci teniamo sempre in contatto".

Nico Coppari mostra con orgoglio il giornale del Comune, “Filonews”, in cui spicca la foto di Gabriela di fronte al computer mentre interagisce con loro via internet, anche due volte a settimana. "Ha detto che tornerà presto a trovarci, la aspettiamo con gioia. La Sabatini ha onorato al massimo la cittadinanza, non come Camoranesi". La prima stoccata arriva così. Prendete nota, ne riparleremo. "Gabriela " concludono "ha preso il passaporto italiano solo per la soddisfazione di averlo. Anche perché a lei, francamente, non sarebbe servito a niente". Il riconoscimento della Sabatini fu seguito dal precedente sindaco, Mario Morgoni, in carica dal ’95 al 2004. E il legale?

"L’avvocato Giovanna Cipolletti di Civitanova Marche" spiega il vicesindaco Rastelli "da allora ha seguito anche le altre pratiche, quelle di Camoranesi, Cicinho, Paulo César e Renan. Insomma (sorride sarcastico) si è specializzata. Un giorno mi disse che aveva altri giocatori pronti a essere naturalizzati". I contorni della storia sono sempre meno sfumati: in campo, adesso, c’è anche un avvocato specializzato nello sport.

Secondo capitolo, Mauro German Camoranesi. Argentino pure lui, con antenati marchigiani, naturalizzato il 16 maggio 2000, campione del Mondo con gli azzurri di Marcello Lippi nel 2006. Fu il bisnonno Luigi, nato a Potenza Picena in via Piana il 18 febbraio 1873 a partire per l’Argentina: si sposò con Teresa Pietrasanta nel 1897 e morì dall’altra parte dell’Oceano, a Villa Mitre, nel 1952. Ma lo juventino, contrariamente alla Sabatini, non ha mai avvertito dentro di sé il richiamo delle radici. Il sindaco Sergio Paolucci ci accoglie nella sala principale del Comune. È una persona gentile, sorridente, dai toni bassi, così lontani dai boati del pallone.

"Seguo il calcio, ma in modo normale. Mi definisco un tiepido tifoso dell’Inter. È vero: con la Sabatini abbiamo un rapporto speciale, ma nello specifico è con lei e con Camoranesi che Potenza Picena ha un legame vero. Un potentino su tre, poco più di cento anni fa, emigrò in Argentina. Purtroppo, però, con Camoranesi il rapporto non è mai decollato perché nonostante l’invito ripetuto a farci visita, non è mai venuto. L’ultimo tentativo durante i campionati del Mondo del 2006: lo ascoltai in conferenza stampa dire queste parole: “A Potenza Picena non ci sono mai andato e non so se ci andrò mai”. Presi atto della sua volontà, insistere sarebbe stato inopportuno. Resta il rammarico di constatare che lui ha preso solo i benefici di questa vicenda senza ricambiare. Ma ognuno è libero di comportarsi come vuole. E siamo orgogliosi che grazie a noi abbia alzato la Coppa del Mondo in Germania".


Fermiamoci un istante. Abbiamo capito questo: è una bella coincidenza che due campioni, seppur di discipline diverse, come Gabriela Sabatini e Mauro German Camoranesi provengano dallo stesso paese. Ma questo ci può ancora stare. Raro, però credibile visto il legame con l’Argentina. Ma i brasiliani come arrivano su questa splendida collina? "Beh" allarga il sorriso il primocittadino "c’è di mezzo un avvocato, la signora Giovanna Cipolletti di Civitanova Marche, che per un lungo periodo ha abitato da noi. Ha seguito lei la naturalizzazione dei calciatori e per farlo, forse anche per questioni di comodità, ha scelto Potenza Picena". Ma scusi, se un extracomunitario è originario di Bolzano piuttosto che di Palermo, può scegliere a proprio piacimento il Comune dove espletare l’iter per ottenere la cittadinanza? "Esattamente. E noi non ci possiamo sottrarre agli obblighi di legge. Anche a me è venuta una certa curiosità. Ma il sindaco, se mi passate il termine, è una sorta di notaio: deve solo certificare la valenza dei documenti. La Questura di competenza (in questo caso quella di Macerata, ndr) ne verifica degli altri e una volta assemblato il materiale, se vi sono i requisiti, la pratica è accettata. Tutto qui".

E allora conosciamoli meglio questi brasiliani. Uno è molto famoso: Cicero João de Cèzare (occhio al cognome, perché è decisivo), detto Cicinho, classe 1980. Esterno della Roma, proveniente dal Real Madrid, l’ultima squadra brasiliana, primo dello sbarco in Spagna, è stata il São Paolo (lui è nato a Sertaozinho, paulista doc). In giallorosso è arrivato nell’estate 2007, già italiano da un paio di anni. Infatti, il suo desiderio di essere naturalizzato nasce nel 2005 quando qualche club continentale, pare anche il Milan, lo seguiva sul mercato. E Cicinho sognava di seguire le orme di Cafu. Serviva però un passaporto comunitario. Il suo agente, Gugliemo De Gasperi Leonel (italo-brasliano), stando a un sito Internet, si attivò immediatamente. Conoscendo l’avvocatessa Cipolletti, le affida l’assistito.

Il legale di Civitanova, già rodata dalle vicende Sabatini e Camoranesi, non perde tempo: comincia a lavorare duramente. Le radici di Cicinho spuntano a Mandela, un paesino in provincia di Roma. Si trova sull’autostrada che collega la Capitale a Teramo. Lì è nato nel 1896 suo nonno, Pasquale Di Cesare, emigrato all’età di 5 anni in Brasile. Ma la ricerca per l’avvocato non è semplice: il viaggio parte da Roma, ma senza risultati. Si sposta a Tione degli Abruzzi: in questo agglomerato di un centinaio di abitanti ha vissuto una fetta considerevole della famiglia Di Cesare. C’è un parente che si chiama Daniele, ma di questa storia non sa niente. La Cipolletti non si ferma, è un segugio inarrestabile, fiuta la preda; controlla nel Comune se tra gli atti ci sia quello di Pasquale Di Cesare, ma non lo trova. Pesca, invece - quando si dice la determinazione. -, quello dei genitori (ovvero i
bisnonni di Cicinho): Francesco Di Cesare e Cecilia Alfei.

 È il punto chiave della ricerca: il resto passa da Mandela, che è vicino a Tione, e da Potenza Picena dove Cicinho ottiene la residenza. Esattamente a Porto Potenza, una frazione, con via precisa e numero civico. Vista Adriatico. "Cicinho una mezza giornata è venuto" racconta il sindaco Paolucci mentre mostra una foto di quell’evento "ci ho pure palleggiato". E scoppia a ridere. "Ma al di là delle battute, Cicinho ha giocato anche con qualche bambino. Insomma, almeno ha provato a socializzare. Mi è parsa una brava persona".

Sembra che Cicinho abbia anche un fan club a Porto Recanati, in un ristorante. Da un brasiliano all’altro, ormai per l’avvocato Cipolletti la strada è tracciata. È il turno di Paulo César Arruda Parente. Chi è? Un esterno difensivo nato nel 1978 a Osacco, stato di San Paolo (pure lui), con un curriculum importante in Patria: ha giocato con Flamenco, Fluminense, Vitor Bahia, Botafogo, Vasco da Gama e Santos con cui ha vinto il campionato nel 2004. È stato anche vicecampione del mondo juniores nel ’97 in Malesia e per 5 volte ha indossato la maglia della nazionale maggiore. Gioca dal 2007 nel Tolosa e in precedenza ha vestito, sempre in Francia, la maglia del Paris Saint Germain.

Paulo César il 29 gennaio 2008 è diventato cittadino di Potenza Picena, ma a differenza di chi lo ha preceduto lui non è diventato italiano in base allo “ius sanguinis” (nonostante gli sforzi non gli sono state trovate radici nel nostro Paese), bensì grazie alla moglie, Camilla Zarella che, pur essendo nata a San Paolo, ha nonni originari di Terni. L’avvocato Cipolletti ha appoggiato il faldone all’anagrafe potentina e così ha fatto poker.

L’ultimo colpo, ha un nome da fumetto brasiliano: Renan Teixeira da Silva, diventato cittadino di Potenza Picena soltanto tre giorni dopo Paulo César, esattamente il 31 gennaio 2008. Renan è nato nel 1985 a Caieiras (Brasile) e ha cominciato la carriera nel São Paolo (anche se ora milita nell’Atlético Mineiro). Sì, avete capito bene. Non solo brasiliani, ma tutti provenienti dalla solita area geografica. Questa sì che è una bella coincidenza. Di sicuro un sindaco con questo primato in Italia non c’è. "Credo proprio di sì. Ma sia chiaro, il comune di Potenza Picena è per l’accoglienza perché chiunque abbia i requisiti per lavorare è giusto che venga in Italia. A proposito - chiede il sindaco con un tono tra il curioso e il preoccupato – avete notizie di nuovi arrivi? Perché io non ne ho. Di sicuro l’avvocato Cipolletti con questa storia si è fatto un nome, mi ha anche detto che ha sotto contratto alcuni giocatori che potrebbero essere naturalizzati". L’incontro con il sindaco Paolucci finisce qui. Prima di andarcene, però, ci racconta con orgoglio che a Porto Potenza c’è il più importante istituto medico di riabilitazione, il Santo Stefano, e che a Potenza Picena lo sportivo più illustre è stato Lodovico Scarfiotti, storico pilota della Ferrari. E anche il fratello, Ferdinando, è famoso grazie al premio Oscar ricevuto come sceneggiatore dell’Ultimo Imperatore.

Prossima tappa, Civitanova Marche. Appena usciti dal casello, c’è la zona commerciale, poi via Luigi Einaudi. In un interno, il 168, c’è lo studio dell’avvocato Giovanna Cipolletti. Il legale è fuori per lavoro, un collega e la segretaria sono cortesi, proviamo a fissare un appuntamento telefonico. Lasciamo anche i nostri recapiti. Altri due-tre tentativi: sono sempre gentili, ma il muro resta invalicabile. Ne prendiamo atto. Ultima stazione, Porto Recanati.

Andiamo a trovare Diego Cameranesi. In fin dei conti una vocale, la “e” al posto della “o”, non fa differenza. È cugino di Mauro German. Diego ha 34 anni, è simpatico, ha una buona dialettica, dopo anni passati dietro al banco del bar si è messo a fare l’agente di commercio per un noto gruppo alimentare. Non ne può più di rispondere alla stessa domanda su suo cugino, ma siccome è educato non si sottrae: "Lo seppi da un giornalista, alcuni anni fa perché la mia famiglia era all’oscuro di tutto. Lo scoprii quando Camoranesi divenne italiano ". Diego ci mostra i documenti dell’anagrafe e anche della parrocchia. C’è la storia di questi due fratelli, bisnonni di German e Diego, che si separarono quando Luigi andò in Argentina. "Mio padre, Gino, è morto nel 2001: lui è nato Camoranesi poi per un errore di un ufficio comunale divenne Cameranesi. Io sono juventino a prescindere e mi farebbe piacere conoscere mio cugino, ma non voglio neppure fare una preghiera. Se lui ha voglia lo incontro volentieri, altrimenti va bene lo stesso". Il giro finisce qui, ma non la storia. Forse un altro capitolo è ancora da scrivere. E un passaporto da vidimare. Strano, no?

di Mario Tenerani










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Appuntamento per venerdì 27 febbraio alle ore 21.15 al teatro Marchetti. Enzo Vetrano e Stefano Randisi accettano la sfida di interpretare scelto lo spettacolo che Pirandello stesso aveva definito un lavoro audacissimo