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Cocaina, 38 rinvii a giudizio: tra loro avvocati, calciatori e imprenditori

Polizia: l'operazione 'Taxi Drug'

Anni di indagini hanno smascherato boss, pusher e clienti: nei guai la Civitanova bene
 

Una volante della polizia (Businesspress)
Una volante della polizia (Businesspress)

Civitanova Marche, 1 febbraio 2012 - SMANTELLATA la centrale dello spaccio di cocaina in città. Sono 38 i rinvii a giudizio disposti dalla procura di Macerata nell’operazione “Taxi Drug” e addirittura 300 i nomi della Civitanova bene segnalati in prefettura quali consumatori, al termine di una complessa indagine del commissariato. Intercettazioni telefoniche, pedinamenti, appostamenti e notti passate sulle volanti per raccogliere le prove che la polizia ha portato al magistrato Andrea Belli.
 

Lo scenario che si è spalancato davanti agli uomini del commissario Luca Morelli (sezione Anticrimine e Digos) parla di un consumo di cocaina molto diffuso in città, anche nei locali pubblici. La clientela degli spacciatori attraversa tutte le classi sociali: avvocati, calciatori, imprenditori, operai, impiegati e commesse. Tutti fidelizzati, riforniti con regolarità, disposti a pagare fino a 70 euro al grammo.

L’inchiesta si muove nel novembre 2010. Viene arrestato Marco Orsini, ultras rossoblu. Due mesi dopo finisce in carcere per spaccio un clan familiare: i fratelli Pasquale e Raffaele Costanzo, 29 e 31 anni, civitanovesi, la convivente del maggiore Roberta Da Cruz, brasiliana, e un amico, Eduardo Politelli, 29 anni, residente in città. La polizia fa un blitz in un appartamento di via Castelfidardo e mette le mani su un’agenda con centinaia di nomi e numeri telefonici. L’inchiesta si allarga fino ai 38 rinvii a giudizio: 26 accusati di concorso continuato in detenzione e spaccio, 12 di favoreggiamento personale e 3 di estorsione.

L’associazione, per la polizia, faceva capo ai quattro uomini arrestati. Organizzavano il reperimento e lo spaccio della coca, operando su Civitanova e Porto Sant’Elpidio, ma spingendosi fino a Porto Recanati e sui Comuni della fascia collinare, anche a Montegranaro. A gestire il portafoglio clienti erano “cavalli” che si spostavano in taxi per eludere i controlli. La doga arrivava da Bari e dalla zona di Perugia. La polizia segue quelle piste, identifica clienti, effettua sequestri e arresti. Accerta che ai consumatori abituali la droga viene perfino ceduta a credito, salvo poi ricorrere a minacce, percosse e intimidazioni verso chi tardava a saldare.
E tre dei 38 rinviati a giudizio sono appunto accusati di estorsione. Per recuperare 2.700 euro da un cliente gli hanno sequestrato l’auto, restituita una volta incassata la somma.
 

La conclusione dell’inchiesta ha portato al sequestro di oltre un chilo di cocaina e mezzo chilo di hashish, e di 30.000 euro in contanti che documentano il giro di affari di soggetti che risultavano disoccupati. Dato che il commissariato giudica rilevante e preoccupante, i 300 clienti segnalati in Prefettura. Alcuni in tali condizione di dipendenza psicologica dai fornitori da non voler ammettere nemmeno i documentati episodi di cessione della droga, e sono stati perciò denunciati per favoreggiamento personale.

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