Bologna, 24 giugno 2012 - Torna come un tormentone estivo l’idea di abolire le Province. Secondo ciò che si legge in questi giorni ne dovrebbero rimanere circa la metà, meno di quante erano nell’Italia del 1861. Non si riesce mai a capire perché il piano di risparmio sulle Province appare periodicamente, infiamma il dibattito e poi scompare. Mistero.
Roberta Mantovani, Parma
Risponde Beppe Boni, vice direttore de Il Resto del Carlino
Ci sono molti indizi che portano a una spiegazione: eliminare o sfrondare le Province significa togliere alla casta dei politici e degli amministratori molti posti di potere. A parole i partiti sono tutti d’accordo quando si parla di tagli e risparmi sulle Province, poi nei fatti tergiversano. Cominciò a ipotizzare un colpo di spugna su questi enti il governo Berlusconi nel 2008. Tutti d’accordo, a destra e a sinistra. Applausi trasversali. Oggi la promessa arriva dal governo tecnico. L’apparato delle Province va almeno snellito. Ci sono sovrapposizioni di assessorati, plotoni di impiegati che fanno funzionare una macchina spesso autoreferenziale, consiglieri e assessori costretti a decidere sul nulla. Vediamo se stavolta la politica offrirà una prova di coraggio e di trasparenza.
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