Il figlio 22enne, Vadim, era partito con gli amici da Ravenna per andare alla Notte Rosa a Riccione ma non è mai tornato a casa. Lascia il tuo ricordo
di Lorenzo Priviato
Ravenna, 9 luglio 2012 - «UN RAGAZZO sveglio, intelligente ed educato, che sognava di fare il medico». Giuseppe Piccione ricorda così suo figlio Vadim. Un ragazzo bielorusso che lui e sua moglie Concettina, trapiantati da Siracusa a Ravenna, avevano voluto a tutti i costi e che dal 2000, quando aveva 10 anni, era entrato a tutti gli effetti nella loro famiglia, adottato dopo tre anni di accoglienza temporanea nell’ambito dei progetti di risanamento post Chernobyl.
Cosa le hanno detto, sabato mattino, gli amici di suo figlio?
«All’alba di sabato sono tornati in treno da Riccione. La sera prima si erano persi, girando tra un bagno e l’altro, e avevano cercato Vadim per almeno un paio d’ore, dalle 2.30 in avanti. Aveva il cellulare spento. Non lo avevano trovato, ma erano tranquilli, convinti che sarebbe tornato a casa».
A quel punto lei ha deciso di andare a Riccione a cercarlo.
«Siamo andati in tre, io, un amico di Vadim e il padre. Lo abbiamo cercato dappertutto, mostrando la sua foto per le strade e nei negozi. Poi siamo andati nello stabilimento dove avevano passato la serata. Alle 23 siamo tornati a Ravenna, con l’intenzione di tornare a Riccione questa mattina (ieri, ndr). E quando siamo arrivati, verso le 6.30, siamo andati prima in stazione, poi di nuovo dai carabinieri, dove sabato pomeriggio avevo fatto denuncia di scomparsa».
E lì le hanno dato la triste notizia.
«Mi hanno detto che avevano trovato un corpo che affiorava da un canale. Siamo corsi a vedere. Era quello di Vadim».
Nella casa della famiglia Piccione, in via degli Spreti, c’è dolore e incredulità, mentre gli amici che hanno visto il ragazzo per l’ultima volta fanno capolino per portare il proprio cordoglio, in un certo senso scusandosi per quanto non hanno saputo o potuto evitare. Uno dei genitori che ha aiutato papà Giuseppe nelle ricerche ricorda un particolare, una barriera mancante a una protezione tra il ponticello pedonale e il canale dove Vadim è stato ritrovato cadavere.
«Forse — ipotizza — si è sporto lì per vomitare, e la protezione ha ceduto». «Solo l’autopsia ci dirà come è morto», interviene Giuseppe Piccione, che chiarisce: «Mio figlio non reggeva l’alcol. Può darsi che abbia bevuto un bicchiere, per brindare in compagnia, ma molto di più non credo».
Poi il ricordo scivola su ciò che Vadim sognava per il proprio futuro. «Frequentava una scuola privata per dirigenti sanitari, ma quest’anno una bocciatura inattesa aveva frenato un po’ il suo progetto di andare all’università per diventare medico. E — ammette il genitore — non l’aveva presa bene».
Lorenzo Priviato