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Fuoricorso, almeno un esame all'anno. Ma solo per tre anni

                        

Studenti all'università
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E’ ORA che somari e lazzaroni paghino di più per infastidire chi vuole studiare sul serio all’Università, ovviamente salvando i pochi che hanno seri motivi di salute, di lavoro o familiari per i ritardi negli studi. Io li avrei cacciati, come hanno sempre fatto le Università di tutti gli Stati che non hanno mai sopportato parassiti e incapaci.
pinkobirba@gmail.com

Risponde Massimo Gagliardi, vice direttore il Resto del Carlino

SI FA PRESTO a dire: cacciamoli. E il diritto allo studio dove lo mettiamo? E chi deve fare esami lavorando perché non ha mamma e papà che l’aiutano, lo cacciamo via? Ci ricordiamo che in Italia il numero dei laureati è ancora basso rispetto ad altri paesi industrializzati? Le soluzioni drastiche non ci piacciono. E’ vero, però, che in Italia il numero dei fuoricorso è eccessivo. Così come è vero che se in otto anni non si dà un esame, un Ateneo fa benissimo a cancellare quel numero di matricola. Anzi, proponiamo di abbassare quel termine e di fare come una volta: «Dare almeno un esame all’anno, altrimenti parti militare». Ma dopo tre anni, se lo studente dà solo un esame all’anno, imponiamogli di smettere. Anche chi lavora, se vuole davvero laurearsi, può dimostrare di più.
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