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Manager pesarese morto sul treno a Rho, si era sentito male a Torino

Il caso

Il Frecciarossa non si può fermare, muore d’infarto. La polemica: "Non c'era il defibrillatore" 

Frecciarossa (Ansa)
Frecciarossa (Ansa)

Pesaro, 18 novembre 2012 - STANNO suscitando polemiche le modalità della morte di Giorgio Masini, 56 anni, collaboratore della Ifi, originario di San Giovanni in Marignano, da anni residente a Borgo Santa Maria con la famiglia, deceduto l’altro giorno a causa di un malore a bordo del treno ad alta velocità Freccia Rossa partito alle 16,37 dalla stazione di Porta Nuova di Torino e diretto a Milano. Alcuni testimoni hanno raccontato che Masini, forse un po’ affannato per aver preso in fretta il treno, si è sentito male appena salito sul vagone, praticamente accasciandosi sulla sua valigia e ancor prima di sedersi al suo posto. Le polemiche nascono dal fatto che a bordo non fosse disponibile un vero servizio di assistenza e che il treno si sia fermato poi solamente alla stazione di Rho Fiera, praticamente a Milano, quando ormai l’irreparabile era già avvenuto e comunque, nonostante l’intervento in extremis tentato dai medici, non c’era più niente da fare per soccorrere Masini, deceduto ufficialmente sull’ambulanza che lo stava trasportando all’ospedale di Rho. Sono state tutte queste circostanze che hanno condotto alla morte il Masini a far sì che il magistrato decidesse l’autopsia che dovrebbe essere effettuata domani.

STIMATO manager d’area dell’azienda Ifi spa alla quale da anni forniva la sua collaborazione, Giorgio Masini si stava recando a Milano dove risiede e lavora il figlio Giovanni, ingegnere, mentre la figlia Anita sta attualmente studiando in Francia. Venuta a conoscenza della tragedia che aveva colpito il marito, la moglie Simona era subito partita per Rho per i dolorosi accertamenti e le procedure del caso previste dalla legge. Si dovrà attendere l’autopsia per capire se Masini poteva essere salvato fermando il treno e quando si terranno i funerali.

Il Frecciarossa non si può fermare, muore d’infarto

UN PASSEGGERO viene colpito da infarto su un treno dell’Alta Velocità. L’uomo muore appena portato a terra ed essere stato soccorso da un’ambulanza. È polemica sull’assenza a bordo di un defibrillatore e sul perché il treno non è stato deviato sulla linea tradizionale per poi arrestarlo nella stazione più vicina.
Giovedì pomeriggio. Un uomo di 56 anni raggiunge di corsa il treno Alta Velocità in partenza alle 16.37 dalla stazione di Torino Porta Susa per Milano Porta Garibaldi. Il treno si è appena avviato quando il viaggiatore, dopo essere entrato in una toilette ed esserne uscito, si accascia per un malore. Accorrono altri passeggeri, fra cui dei medici. Si cerca un defibrillatore che non c’è. Sono le 17.03 quando viene avvertito il capotreno che a sua volta lancia l’allarme al 118. Il treno si ferma alla stazione di Rho Fiera dove è in attesa un’autoambulanza. Inutili i tentativi di rianimazione. L’uomo viene dichiarato morto e trasportato all’ospedale Sacco di Milano.
Dice Cesare Carbonari, portavoce del Comitato Pendolari della Torino-Milano: «Sui treni dell’Alta Velocità può trascorrere anche un’ora di viaggio senza fermate, a differenza di quelli tradizionali che in cinque minuti possono raggiungere una stazione o il primo passaggio a livello dove un’ambulanza è in grado di intervenire. Trovo irreale che i treni AV siano sprovvisti di defibrillatori solo perché se ne deve insegnare l’uso al personale. Se sono stati voluti per legge dello Stato nei centri sportivi, perché non devono esserci sui treni? Vanno messi su tutti i treni e si deve farlo in tempi brevi. Intanto si addestri all’uso il personale. Chiederemo ai nostri comitati di mobilitarsi, di raccogliere firme. Anche se come pendolari non utilizziamo l’Alta Velocità ci prenderemo la responsabilità di chiedere il defribrillatore».

LE FERROVIE rintuzzano le accuse. Il defribrillatore non è previsto né per legge italiana né per direttive europee. Per adoperarlo sarebbe necessario personale qualificato che accettasse anche la responsabilità dell’utilizzo. Senza dimenticare che ogni giorno viaggiano in Italia 9mila convogli. Il capotreno è stato informato alle 17.03 e ha immediatamente avvertito il 118. Se il treno si fosse immesso sulla linea storica diretto a Novara avrebbe impiegato un tempo maggiore con un ritardo nei soccorsi. Ha proseguito invece a tutta velocità per Rho Fiera dove si è arrestato alle 17.22, 19 minuti dopo l’allarme. Secca smentita che il kit sanitario comprendesse solamente bende, cerotti e una mascherina di plastica. La dotazione era quella prevista per legge.

di Gabriele Moroni

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