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Appello all'Europa:
"Via dal piatto le imitazioni"

Al convegno organizzato dal Resto del Carlino e dalla Regione Emilia-Romagna sono tutti d'accordo: "Leggi più severe contro la falsificazione". Presenti il direttore di QN-Resto del Carlino Pierluigi Visci e il vicedirettore del Carlino Pierluigi Masini

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tratta dai dizionari Zanichelli
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REGGIO CONVEGNO AGRICOLTURA, TIBERIO RABBONI E IL DIRETTORE VISCI
REGGIO CONVEGNO AGRICOLTURA, TIBERIO RABBONI E IL DIRETTORE VISCI

Reggio Emilia, Il nodo della tutela dei prodotti tipici all’estero è uno degli snodi del loro sviluppo economico. È quanto emerso ieri nella tavola rotonda voluta dalla Regione Emilia-Romagna e da il Resto del Carlino nell’ambito delle celebrazioni per i 125 anni della testata, che si è svolto all’ente fiera di Mancasale. Un incontro nel quale il direttore de «Il Resto del Carlino», Pierluigi Visci, con il vicedirettore Pierluigi Masini e il giornalista Lorenzo Frassoldati nel ruolo di moderatore, hanno messo a confronto alcune delle principali eccellenze della nostra regione. Mettendole a confronto - sul problema aperto della lotta alla contraffazione - con l’Europa e la Regione. Tra i presenti il Comandante provinciale dei carabineri Giovanni Fichera, la presidente Ascom Donatella Prampolini, la presidente Api Cristina Carbognani, il prefetto Antonella De Miro, il presidente Confagricoltura Lorenzo Meglioli.

Il problema della tutela in sede europea è stato sollevato in primo luogo dall’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni, ma ribadito con forza da Graziano Salsi, presidente della sezione reggiana del Consorzio di tutela del Parmigiano Reggiano. «La questione relativa alla contraffazione e alla tutela della denominazione è un problema molto sentito, soprattutto per un prodotto che deve andare all’estero e deve al tempo stesso mantenere una filiera». Secondo Salsi, occorre accompagnare la «distintività» del prodotto con «una serie di misure». «Oggi in Europa la tutela è molto curiosa — dice Salsi —. È il consorzio che si deve attivare per far valere in base alla legge il Dop. Invece bisognerebbe che fossero gli Stati membri a muoversi dove capitano le contraffazioni, agendo affinché la legge sia rispettata».

In un confronto che ha visto il collegamento da Bruxelles dell’ex ministro delle politiche agricole Paolo De Castro e l’intervento dell’assessore regionale Tiberio Rabboni, sono stati protagonisti alcuni dei principali Consorzi di tutela dei prodotti emiliano-romagnoli. Una serie di eccellenze assolute, dal parmigiano reggiano all’aceto balsamico, dal Prosciutto di Parma ai salumi piacentini, alla Patata di Bologna al Vitellone bianco dell’Appennino, fino al Formaggio di Fossa di Sogliano. Ad accomunare i prodotti del nostro mondo agroalimentare, sono state le precise richieste di interventi contro le sofisticazioni. Messaggi rivolti a De Castro, che fa parte della Commissione europea del settore, e a Rabboni fresco presidente di Arepo (associazione che riunisce le regioni europee impegnate nella valorizzazione dei prodotti Dop e Igp).

Salsi ha rilanciato ponendo sul tavolo una serie di problemi aperti. «Il parmigiano reggiano è riuscito a portare il proprio export a un terzo della produzione. Di questo terzo, la parte principale va in Europa, un terzo invece in Usa, Canada e altri paesi asiatici». Ma se i controlli internazionali contro le contraffazioni non sono ancora soddisfacenti, la cosa più deludente è che ci siano ancora problemi anche nella nostra Europa. «Ma l’intervento di De Castro - sottolinea il presidente della sezione reggiana del Consorzio del Parmigiano Reggiano - fa ben sperare in passi avanti significativi».

Altro tema caldo, quello del Disciplinare. Salsi ha ricordato la proposta di modifica presentata nel 2004 e rimasta finora impantanata tra burocrazia e tecnocrazia. «Siamo nel 2010 e ci è stata promessa una risposta per dicembre. Risposta che a questo punto auspichiamo sia positiva». Nel Disciplinare è previsto che il prodotto «debba essere confezionato nella zona di origine. Questo potrebbe far pensare che si entri in contrasto con la libera circolazione delle merci. Ma guardando la questione da un certo punto di vista, quello di chi fa prodotti di qualità, questa operazione renderebbe più facile tenere sotto controllo la filiera e garantire il consumatore».

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