Il vescovo
parla agli studenti
di Facebook
e solitudine
Trasarti per l’inizio del nuovo anno scolastico entra in temi di attualità
Fano (Pesaro Urbino), 10 settembre 2010 - Una lettera decisamente al passo con i tempi quella che il vescovo Armando Trasarti, scrive a studenti e insegnanti, a pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico, dove si parla dell’importanza della comunicazione nella nostra società ed in particolare delle enormi potenzialità offerte dai social network.
"Quando penso a voi - dice Monsignor Trasarti - e vi sento parlare vedo le grandi potenzialità comunicative come Facebook, Twitter e nel contempo il saper gestire la capacità di solitudine anche nelle scelte che la vita, passo passo, vi presenta. Da tutto questo percorso prende vita quella che si chiama libertà, che fa emergere dentro il vostro cuore il desiderio di non cancellare il bisogno di Altro, di Dio.
All’inizio di questo anno scolastico - continua il Vescovo - desidero parlarvi cuore a cuore, consapevole che l’educazione, nell’intero arco della vita e non solo negli dello studio, è proprio questione del cuore come amava ripetere don Bosco. E proprio sul concetto di educazione che vorrei soffermarmi con voi".
Quante volte avrete sentito ripetere questa parola, l’educare. Noi abbiamo bisogno, a differenza degli animali, di un lungo processo, di educazione appunto, che ci permette di diventare adulti: un processo che non si riduce all’allevamento, cioè all’accudimento materiale e fisico, e nemmeno all’addestramento, nel senso dell’apprendimento di abilità specifiche, ma che possiede fin dall’inizio una dimensione inconfondibilmente umana, personale, relazionale, spirituale.
Come primo punto fermo, dunque, educare è quella attività tipicamente umana che consente ad un essere di diventare se stesso, persona responsabile, libera e consapevole. È questo che desidero per ciascuno di voi come studenti e per i vostri insegnanti. È sotto i nostri occhi il cambiamento vorticoso dell’impegno a educare e proprio la comunicazione stessa ha riposizionato le tradizionali agenzie educative, a cominciare dalla famiglia e dalla scuola.
Come Vescovo e Padre di questa Diocesi credo che occorra reinvestire sul concorso di nuove potenzialità e di nuovi soggetti, facendoli diventare un fattore produttivo di una più ricca opera educativa. Mi riferisco al bello, al vero, al buono, a quel gusto della vita che si fa sapienza e che solo la vita insegna; penso alla non sempre facile gestione delle difficoltà e delle sofferenze, che in un termine latino definisco fragilitas, e che vivete già in giovane età, come per esempio la perdita del lavoro dei vostri genitori, la mancanza di prospettive una volta usciti dalla formazione scolastica".
Il Vescovo Trasarti conclude la sua lettera con tre parole: "La prima parola è Generazione: la vostra generazione di giovani è figlia della generazione dei vostri padri fondatori della storia, della fede, della cultura. La seconda è Tradizione: la nostra personalità si forma raccogliendo una lunga e complessa eredità. Infine l’ultima parola, Autorità: imparate a sperimentare che l’autorità è frutto di una sana e bella relazione, intesa come esercizio di responsabilità".










