Ai tempi di Carnaroli venne pagata un milione di euro. Gli atti ora sono in Procura
Fano, 31 gennaio 2012- E’ andata deserta la gara per la vendita della «Rincicotti&Orciani», la società per lo spurgo delle fognature e dei pozzi neri, acquistata da «Aset» per oltre un milione di euro e messa in vendita per 200 mila euro. A questo punto si tenterà di cederla a trattativa privata e solo in caso di insuccesso, sarà messa in liquidazione.
Insomma oltre un milione di euro della collettività rischiano di finire nel cestino dell’immondizia e agli autori di questo «disatro» nessuno sa se arriverà mai il conto. «Alla data di scadenza del bando di gara, del 27 gennaio 2012 non è stata presentata alcuna offerta», conferma rassegnato il presidente Giovanni Mattioli che fa notare come le polemiche degli ultimi giorni non abbiano certo invogliato i potenziali clienti: «Si poteva aspettare qualche giorno — commenta Mattioli — quando si sente parlare di Procura della Repubblica chissà cosa ci s’immagina».
A chiamare in causa la Procura era stato il leghista Luca Rodolfo Paolini che, proprio ieri mattina, ha consegnato tutta la documentazione per chiedere chiarezza sui motivi che, nel 2003, portarono all’acquisto della società «Rincicotti» e le valutazioni alla base della sua vendita. «A questo punto — fa sapere Mattioli — visto che al bando di gara non ha risposto nessuno precederemo con la trattativa privata».
Nei prossimi giorni saranno organizzati una serie di incontri con i «soggetti interessati» che operano nella zona e come ultima istanza si parla anche della creazione di una cooperativa dei dipendenti. Intanto la vecchia guardia del Pd bolle anche perché pare vi sia stato, all’epoca, una specie di scarica barile e sembra che qualcuno non ci stia a finire sulla graticola: nel caso in cui la Procura dovesse aprire un procedimento se ne potrebbero vedere delle belle.
«Attenzione alle infiltrazioni mafiose — è l’allarme del leghista Paolini — non è escluso che la malavita cerchi “teste di ponte” per inserirsi nella nostra realtà». Potrebbero essere, invece, gli stessi dipendenti, quattro autisti e due amministrativi, riuniti in cooperativa, ad acquisire la società con condizioni agevolate di pagamento. L’ultima spiaggia rimane quella della messa in liquidazione della Rincicotti anche se in questo caso dovrà di nuovo essere convocata l’assemblea dei soci per l’approvazione della decisione. Mattioli, dal momento del suo insediamento, pensa di aver fatto tutto quanto necessario per gestire una eredità non facile come quella della Rincicotti. Non è convinto Paolini che si chiede «perché non sia stata promossa un’azione di responsabilità verso i precedenti amministratori». Paolini dopo aver depositato la documentazione alla Procura, porterà lo stesso materiale alla Guardia di Fiananza e alla Corte dei Conti i particolari di questa storia, stando ai documenti, presentati dal deputato sono a dir poco imbarazzanti.
«Mi chiedo — commenta il parlamentare — come sia possibile che fino ad oggi nessuno abbia voluto fare chiarezza su questa vicenda. Dov’è l’opposizione?». Paolini, oltre a chiamare in causa il centro sinistra e prima di tutto il Pd, visto che nel 2003 alla guida di Aset c’era Renzo Rovinelli e sindaco era Cesare Carnaroli, si rivolge anche al consiglio d’amministrazione di Aset per chiedere: «Dove è stato fino ad oggi?». Poi annuncia altre battaglie: «Voglio conoscere i compensi percepiti dagli avvocati convenzionati con il Comune, quanti sono stati i contenziosi vinti, quanti quelli persi: è assurdo che tutto ciò non sia visibile sul sito del Comune, come accade nella vicina Rimini». E ancora: «Vorrei capire com’è possibile che il Comune metta in vendita un immobile come il Sant’Arcangelo, in pieno centro storico, al prezzo di mille metri quadrati».
Redazione