Parla Renato Minardi: «Carnaroli mi disse che stava male solo 3 ore prima»
di Maurizio Gennari
Fano, 1 febbraio 2012 - Una storia che puzza quella della «Rincicotti&Orciani». Dalla testa ai piedi. Quando Aset iniziò a passare alle vie di fatto per l’acquisizione, all’assemblea politica che diede l’ok all’operazione, c’erano i sindaci. Per Fano era presente Renato Claudio Minardi, al tempo vice di Cesare Carnaroli.
Lei era a conoscenza dell’operazione?
«A larghe spanne perché Renzo Rovinelli, che al tempo era presidente di Aset, parlava e si raffrontava solamente col sindaco Carnaroli».
Perché è andato lei a firmare i verbali e non Carnaroli?
«Quella mattina ricevetti una telefonata dal sindaco che mi disse ‘vai tu’, perché io sto male. Tre ore dopo c’era l’assemblea».
Ma il sindaco stava male?
«Questo non lo so. So solamente una cosa, che il giorno dopo Carnaroli era in ufficio».
E come si è informato della trattativa messa in piedi da Aset?
«Ho chiamato Rovinelli per avere assicurazioni e ragguagli e lui mi disse che era tutto a posto. Oggi andando a rivedere gli atti, devo dire che l’operazione al tempo aveva una sua logica perché la Rincicotti&Orciani aveva un grande parco clienti...».
Poi...
«Poi non lo so perché le pratiche operative con relative firme dal notaio vennero gestite tutte quante da Aset e quindi da Rovinelli».
Non si è posto qualche dubbio il giorno dell’ok politico?
«Ma anche se uno ha dei dubbi e viene mandato lì, che fa, fa il Pierino della situazione...».
Come fa un’azienda acquistata ad un milione e passa di euro a non valere più niente?
«Bella domanda questa, ma che dovete girare a chi è venuto dopo. Perché l’attuale presidente di Aset, Giovanni Mattioli, è lì da sette anni. Sono loro che devono spiegare come mai questa azienda è uscita dal mercato ed ora non la vuole più nessuno a 200mila euro».
Uscita dal mercato dice...
«Visto il polverone che sta uscendo, di questa vicenda se ne parla in città. E mi dicono che rispetto ad altre ditte i prezzi praticati dalla Rincicotti&Orciani sono molto più alti rispetto alla concorrenza. Si parla di 250 euro contro i 125 di una ditta, mi pare, di Marotta. E’ ovvio, se è vero, che se le condizioni sono queste, è difficile che qualcuno possa spendere il doppio per avere lo stesso servizio. Sul resto non so cosa dire anche perché trattandosi di una spa, l’Aset, è anche difficile avere tutta la documentazione. Le resistenze non sono poche».
Forse sono cambiate le condizioni di mercato...
«Non vorrei essere, per così dire pesante, ma non credo che rispetto ai tempi dell’acquisto di questa ditta, i fanesi e non solo i fanesi, abbiano smesso di andare al bagno».
E allora?
«E allora qualcuno dovrà spiegare come ha fatto questa società a svalutarsi fino a questo punto. E la palla passa quindi a chi è venuto dopo Rovinelli. Se la situazione era così disastrosa, perché non è stata chiusa prima? Almeno si sarebbe potuto tamponare il disastro economico. Perché onestamente la domanda da porsi è anche questa: uno si accorge dopo sette anni che una società è in costante perdita?».
Un milione e mezzo di euro di soldi pubblici che vanno a finire dentro il water. Deve finire tutto in cavalleria? Nessuno ha sbagliato, al di là dei risvolti penali?
«Io non so se ai tempi dell’acquisto è stato commesso un errore e forse ci sarà anche quello anche se devo dire, a distanza di anni, che l’operazione aveva una sua logica, stava in piedi. Poi quello che è successo dopo non lo so. Rovinelli è stato lì per un anno, quindi la palla è passata a Cicetti e quindi per sette anni l’ha avuta in mano Mattioli...».
L’operazione di Luca Paolini?
«Una battaglia squisitamente di tipo politico mirata contro il sindaco Stefano Aguzzi e contro i suoi uomini».
di Maurizio Gennari