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Don Ruggeri senza pudori, baci ed effusioni in spiaggia

Due ore di filmati lo inchiodano

La polizia ha anche i filmati in acqua con la 13enne. Don Giacomo controllato da giorni

 

Don Giangiacomo Ruggeri (Foto Franceschetti)
Don Giangiacomo Ruggeri (Foto Franceschetti)

Fano (Pesaro-Urbino), 15 luglio 2012 - GUARDATO A VISTA, giorno e notte. E’ rinchiuso in stretto isolamento nel carcere di Villa Fastiggi don Giangiacomo Ruggeri, il parroco 43enne di Orciano arrestato due giorni fa per pedofilia e atti osceni in luogo pubblico. Vittima, una ragazzina di 13 anni. Domani verrà interrogato dal gip Lorena Mussoni, che dovrà accertare se sussistono ancora le esigenze di custodia cautelare in carcere.

A denunciare il parroco è stata l’intera spiaggia dei bagni Torrette. Perché il religioso si scambiava effusioni davanti agli occhi di decine di bagnanti oltre che del bagnino, il quale chiamò la polizia il 10 luglio scorso dicendo che c’era un prete con una ragazzina che faceva cose non regolari.

In quell’occasione, gli agenti arrivarono di nascosto ma senza telecamere o macchine fotografiche e soprattutto le effusioni finirono in fretta. Solo che quello squarcio di «luci rosse» sotto l’ombrellone, indusse il capo del commissariato di Fano Silio Bozzi a preparare nella notte una serie di postazioni con telecamere per riprendere eventuali nuove effusioni messe in atto dal parroco. Il giorno 11 non successe niente, il 12 invece è stato il giorno della verità. Don Giacomo è arrivato di prima mattina sotto l’ombrellone dei bagni Torrette insieme alla ragazzina e nel giro di qualche minuto, sono cominciate le effusioni.

Non solo sotto l’ombrellone, ma anche dietro a delle cabine, e poi a lato di alcune scalette che portano in spiaggia e soprattutto in acqua dove, secondo le riprese filmate, potrebbe esser avvenuto qualcosa di più. Un «film» della durata di circa due ore che ha convinto gli inquirenti a chiedere la cattura del sacerdote per il pericolo di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio.
 

QUANDO la mattina del 13 luglio, gli uomini del commissariato hanno bloccato in via Pisacane il parroco per notificargli il provvedimento di custodia cautelare in carcere con l’accusa di pedofilia, lo hanno visto sbiancare e ammettere «l’errore» per poi affermare di temere la reazione del vescovo. Come se fosse passato pericolosamente col rosso e di temere la multa del vigile. Invece era successo altro come documentato dalle riprese filmate girate dalla polizia che metterebbero in evidenza come la tredicenne non appare costretta a subire ma evidentemente si era convinta di fare una cosa «normale» insieme al parroco che era amico di tutti, che organizzava gite, campi scout, ritiri dei preghiera, cene, feste, gite sempre in compagnia di giovani e giovanissimi. Il mare era una meta come altre, che don Giacomo raggiungeva insieme a delle ragazzine che accompagnava con la propria auto. Ora è proprio qui che si gioca il già compromesso destino del parroco (sospeso immediatamente dal suo vescovo di cui era il portavoce): accertare se altre minorenni hanno subìto gli abusi sessuali da parte del prete.

UN TIPO DI sacerdote che aveva un rapporto diretto non solo con i minori ma anche col grande pubblico della rete. Dirigeva una web tivu, faceva sermoni, insegnava teologia, indicava strade morali da percorrere, se la prendeva con i preti pedofili, aveva un atteggiamento modernista che doveva per forza di cose suscitare ammirazione e simpatia in chi lo ascoltava. Improvvisamente (a quanto si sa finora) una mattina d’estate, ha cercato di fare sesso con una tredicenne. Domani al giudice, don Giacomo potrà spiegare perché tre giorni fa si è addormentato pastore e si è svegliato lupo.
 

ro.da.

 

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